Consiglio Regionale delle Chiese

Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post

Un messaggio congiunto per la cura del creato

Per oltre un anno abbiamo tutti sperimentato gli effetti devastanti di una pandemia globale: tutti, poveri o ricchi, deboli o forti. Alcuni sono stati più protetti o più vulnerabili di altri, ma la rapida diffusione dell’infezione ha comportato che dipendessimo gli uni dagli altri nei nostri sforzi per stare al sicuro. Abbiamo compreso che, nell’affrontare questa calamità mondiale, nessuno è al sicuro finché non lo sono tutti, che le nostre azioni davvero influiscono sugli altri e che ciò che
facciamo oggi influenza quello che accadrà domani. Non sono lezioni nuove, ma abbiamo dovuto affrontarle di nuovo. Non sprechiamo questo momento. Dobbiamo decidere che genere di mondo vogliamo lasciare alle generazioni future. Dio comanda: «Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30, 19). Dobbiamo scegliere di vivere in modo diverso; dobbiamo scegliere la vita. Settembre viene celebrato da molti cristiani come Tempo del Creato, un’opportunità per pregare e prendersi cura della creazione di Dio. Mentre i leader mondiali si apprestano ad incontrarsi a Glasgow a novembre per deliberare sul futuro del nostro pianeta, preghiamo per loro e riflettiamo su quali sono le scelte che tutti dobbiamo compiere. Perciò, come guide delle nostre Chiese, esortiamo tutti, quale che sia la loro fede o visione del mondo, a cercare di ascoltare il grido della terra e delle persone povere, esaminando il proprio comportamento e impegnandosi a compiere sacrifici significativi per il bene della terra che Dio ci ha donato. L’importanza della sostenibilità Nella nostra comune tradizione cristiana, le Scritture e i santi offrono prospettive illuminanti per comprendere sia le realtà del presente sia la promessa di qualcosa di più grande di ciò che viviamo al momento. Il concetto di custodia — di responsabilità individuale e collettiva per la dote che ci ha dato Dio — costituisce un punto di partenza essenziale per la sostenibilità sociale, economica e ambientale. Nel Nuovo Testamento leggiamo dell’uomo ricco e stolto che accumula una grande abbondanza di grano, dimenticando che la sua vita è limitata (Lc 12, 13-21). Sentiamo del figliol prodigo, che prende prima la sua eredità solo per sperperarla e finire affamato (Lc 15, 11-32). Veniamo messi in guardia dall’adottare opzioni a breve termine, in apparenza poco costose, di costruire sulla sabbia invece di costruire sulla roccia perché la nostra casa comune resista alle tempeste (Mt 7, 24-27). Tali racconti ci invitano ad adottare una visione più ampia e a riconoscere il nostro posto nella lunga storia dell’umanità. Però abbiamo preso la direzione opposta. Abbiamo massimizzato il nostro proprio interesse a scapito delle generazioni future. Concentrandoci sulla nostra ricchezza, scopriamo che i beni a lungo termine, tra cui l’abbondanza della natura, vengono consumati per il vantaggio a breve termine. La tecnologia ha dischiuso nuove possibilità di progresso, ma anche di accumulazione di ricchezza illimitata, e molti di noi si comportano in modi che dimostrano scarsa preoccupazione per le altre persone o per i limiti del pianeta. La natura è resiliente, e tuttavia delicata. Stiamo già assistendo alle conseguenze del nostro rifiuto di proteggerla e preservarla (Gn 2, 15). Ora, in questo momento, abbiamo un’opportunità per pentirci, per voltarci con determinazione, per dirigerci verso la direzione opposta. Dobbiamo perseguire generosità e correttezza nei modi in cui viviamo, lavoriamo e usiamo il danaro piuttosto che il guadagno egoistico. L’impatto sulle persone che convivono con la povertà L’attuale crisi climatica dice molto su chi siamo e su come vediamo e trattiamo il creato di Dio. Ci troviamo dinanzi a una giustizia severa: perdita di biodiversità, degrado ambientale e cambiamento climatico sono le conseguenze inevitabili delle nostre azioni, poiché abbiamo avidamente consumato più risorse della terra di quanto il pianeta possa sopportare. Ma ci troviamo anche di fronte a una profonda ingiustizia: le persone che subiscono le conseguenze più catastrofiche di tali abusi sono quelle più povere del pianeta e che hanno avuto meno responsabilità nel causarle. Serviamo un Dio di giustizia, che si compiace nella creazione e crea ogni persona a Sua immagine, ma che ascolta anche il grido delle persone povere. Perciò c’è in noi una chiamata innata a rispondere con angoscia quando vediamo questa ingiustizia devastante. Oggi ne stiamo pagando il prezzo. I disastri atmosferici e naturali estremi degli ultimi mesi ci rivelano nuovamente con grande forza e con un grande costo umano che il cambiamento climatico non è soltanto una sfida futura, ma anche una questione di sopravvivenza immediata e urgente. Inondazioni, incendi e siccità diffuse minacciano interi continenti. I livelli dei mari aumentano, costringendo intere comunità a trasferirsi; cicloni devastano intere regioni, rovinando vite e mezzi di sussistenza. L’acqua è diventata scarsa e le scorte di cibo sono incerte, causando
conflitto e dislocazione per milioni di persone. Lo abbiamo già visto in luoghi dove le persone dipendono da proprietà agricole di piccola scala. Oggi lo vediamo nei Paesi più industrializzati, dove anche le infrastrutture sofisticate non possono impedire completamente la distruzione straordinaria. Domani potrebbe andare peggio. I bambini e gli adolescenti d’oggi si troveranno di fronte a conseguenze catastrofiche se non ci assumiamo adesso la responsabilità, come «collaboratori di Dio» (Gn 2, 4–7), di sostenere il nostro mondo. Sentiamo spesso di giovani che comprendono che il loro futuro è minacciato. Per il loro bene, dobbiamo scegliere di mangiare, viaggiare, spendere, investire e vivere in modo diverso, pensando non solo all’interesse e ai guadagni immediati, ma anche ai benefici futuri. Ci pentiamo dei peccati della nostra generazione. Siamo al fianco dei
nostri fratelli e sorelle più giovani in tutto il mondo in devota preghiera e azione impegnata, per un futuro che corrisponda sempre più alle promesse di Dio. L’imperativo della cooperazione
Durante la pandemia abbiamo capito quanto siamo vulnerabili. I nostri sistemi sociali hanno ceduto e abbiamo scoperto che non possiamo controllare tutto. Dobbiamo riconoscere che i modi
in cui usiamo il denaro e organizziamo le nostre società non hanno beneficiato tutti. Ci ritroviamo deboli e ansiosi, sommersi da una serie di crisi: sanitaria, ambientale, alimentare, economica e sociale, che sono tutte profondamente interconnesse. Tali crisi ci pongono dinanzi a una scelta. Ci troviamo nella posizione unica di decidere se affrontarle con poca lungimiranza e speculando o se coglierle come un’opportunità di conversione e trasformazione. Se pensiamo all’umanità come a una famiglia e lavoriamo insieme per un futuro
basato sul bene comune, potremo ritrovarci a vivere in un mondo molto diverso. Insieme possiamo condividere una visione della vita in cui tutti prosperano. Insieme possiamo scegliere di agire con amore, giustizia e misericordia. Insieme possiamo camminare verso una società più giusta e appagante, con al centro coloro che sono più vulnerabili. Ma questo comporta fare dei cambiamenti. Ognuno di noi, individualmente, deve assumersi la responsabilità di come vengono usate le nostre risorse. Questo cammino esige una collaborazione sempre più stretta tra tutte le Chiese nel loro impegno di prendersi cura del creato. Insieme, come comunità, Chiese, città e nazioni, dobbiamo cambiare rotta e scoprire nuovi modi di collaborare per abbattere le tradizionali barriere tra popoli, smettere di competere per le risorse
e iniziare a collaborare. A quanti hanno responsabilità più grandi — a capo di amministrazioni, gestendo aziende, impiegando persone o investendo fondi — noi diciamo: scegliete profitti incentrati sulle persone; fate sacrifici a breve termine per salvaguardare il futuro di tutti noi; diventate leader nella transizione verso economie giuste e sostenibili. «A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto» (Lc 12, 48).
Questa è la prima volta che noi tre ci sentiamo costretti ad affrontare insieme l’urgenza della sostenibilità ambientale, il suo impatto sulla povertà persistente e l’importanza della cooperazione mondiale. Insieme, a nome delle nostre comunità, facciamo appello al cuore e alla mente di ogni cristiano, di ogni credente e di ogni persona di buona volontà. Preghiamo per i nostri leader che si riuniranno a Glasgow per decidere il futuro del nostro pianeta e dei suoi abitanti. Ancora una volta ricordiamo la Scrittura: «Scegli dunque la vita, perché viva tu e la tua discendenza» (Dt 30, 19). Scegliere la vita significa fare sacrifici ed esercitare autocontrollo. Tutti noi — chiunque e ovunque siamo — possiamo avere un ruolo nel modificare la nostra risposta collettiva alla minaccia senza precedenti del cambiamento climatico e del degrado ambientale. Prendersi cura del creato di Dio è un mandato spirituale che esige una risposta d’impegno. Questo è un momento critico. Ne va del futuro dei nostri figli e della nostra casa comune.

1° settembre 2021 Patriarca Ecumenico Papa Arcivescovo di Canterbury
Bartolomeo Francesco Justin


da L’Osservatore Romano n. 202, mercoledì 8 settembre 2021
Copyright © Dicastero per la Comunicazione – Libreria Editrice Vaticana
4

Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post

Bartolomeo: i passi per l’unità? Teologia e dialogo della vita

Papa Francesco e il patriarca Bartolomeo I

Questa intervista con Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, nasce nel contesto di una collaborazione giornalistica avviata da tempo da alcuni giornali europei di ispirazione cristiana. In questo caso il percorso è stato intrapreso insieme da Avvenire, con Stefania Falasca, con due quotidiani di ispirazione protestante, l’olandese Nederlands Dagblad, con il giornalista Anders Ellebaek Madsen, e il danese Kristeligt Dagblad con Hendro Munsterman.

Santità, sono oggi trent’anni del suo ministero come patriarca ecumenico di Costantinopoli. Come guarda a questo tempo trascorso, in particolare agli incontri ecumenici che ha potuto avere con tre pontefici romani e con i capi di altre Chiese cristiane?
Per tutto ciò che ha concesso alla mia umile persona in tutte le circostanze della mia vita glorifico Dio. Non sono mai stato un sostenitore di un’ortodossia introversa. La missione della Chiesa è la testimonianza del Vangelo e la trasformazione del mondo in Cristo, che ovviamente non si ottiene con l’indifferenza verso di esso o con il suo rifiuto. Come patriarca ho lottato per la stabilità e l’unità dell’ortodossia, per il dialogo interculturale, interreligioso, intercristiano, e ho intrapreso molte iniziative per la protezione dell’ambiente naturale, per la pace e la solidarietà, per il rispetto dei diritti umani, il primo dei quali è la libertà di religione, sempre attingendo alla sorgente inesauribile della tradizione ortodossa. E la promozione dell’unità dei cristiani è un fatto che per tutta la mia vita ho considerato di centrale importanza.

Il cristianesimo si trova oggi tra gli anniversari simbolici dei 500 anni della Riforma protestante (2017) e i 1.700 anni del Concilio di Nicea (2025). A che punto è oggi il cammino ecumenico compiuto dal patriarcato ecumenico di Costantinopoli?
Il 2020 ha segnato il 100° anniversario della storica enciclica del patriarcato ecumenico sull’unità dei cristiani. Questa enciclica è stata giustamente caratterizzata come “la carta costituzionale” del Movimento ecumenico. Sulla sua base, e con la cooperazione delle denominazioni protestanti, il Consiglio ecumenico delle Chiese fu creato nel 1948. Questo ha avvicinato i cristiani; ora si conoscono bene, intraprendono azioni comuni di carità e solidarietà, producono e approvano importanti testi teologici, sostengono i cristiani in difficoltà, e non solo. Il patriarcato ecumenico non si limita a partecipare agli eventi ecumenici, ma è un membro fondatore e contributore centrale della Wcc. Per il 500° anniversario dall’inizio della Riforma luterana (1517-2017), il patriarcato ecumenico ha partecipato a vari eventi e attività. Di particolare importanza simbolica è il fatto che nel 1981, 400 anni dopo la fine dei contatti teologici per corrispondenza tra Tubinga e il patriarca ecumenico Geremia II Tranos, è iniziato il dialogo teologico ufficiale tra la Federazione luterana mondiale e tutta la Chiesa ortodossa. Quest’anno celebriamo il quarantesimo anniversario di questo importante dialogo. Il modo migliore per celebrare questo anniversario è continuare il dialogo teologico e il dialogo della vita con serietà e sincerità.«Amore per Dio e per il prossimo
Ciò che ci unisce è più grande
di ciò che ci mantienein una mera abitudine di separazione»

Come, secondo lei, deve svolgersi il dialogo ecumenico?
A mio avviso il dialogo ecumenico deve svolgersi a tre livelli: a livello di contatti fraterni personali, di iniziative comuni e di cooperazione dei capi delle Chiese cristiane. In secondo luogo, nel contesto molto esigente dei dialoghi teologici, ai quali è stata data un’importanza speciale durante il nostro tempo, e dove sono stati fatti notevoli progressi. Il terzo livello è il “dialogo della vita”, la comunicazione, la convivenza, la solidarietà dei cristiani nelle società contemporanee, dove il “diverso” non è più una questione di “distanza”, ma di vicinanza e prossimità quotidiana. Il “dialogo della vita” facilita anche la ricezione delle decisioni e delle realizzazioni dei primi due livelli. Questo dialogo è alimentato dalla preghiera al Fondatore della Chiesa perché ci illumini a dare spazio agli altri, senza aver paura di alterare la propria identità.

Lei ha stabilito una fratellanza molto stretta con l’attuale successore di Pietro. Dalla sua elezione ha avuto molti incontri con papa Francesco che sembrano aver aperto una nuova prospettiva nel dialogo cattolico-ortodosso. Può spiegare le ragioni di questa sintonia e come vanno intesi questi passi?
Quando papa Francesco è stato eletto ho deciso di partecipare alla sua cerimonia d’inizio di pontificato in Vaticano. Da allora, sono legato a Sua Santità da vincoli fraterni. Ci siamo incontrati una decina di volte. Abbiamo molti interessi comuni, sensibilità e intenti comuni su questioni sociali, come la protezione dei nostri simili che sono nel bisogno, i poveri, i rifugiati, la promozione della pace e della riconciliazione, il dialogo interreligioso, la protezione del creato. Naturalmente, la questione del cammino verso l’unità e il progresso del dialogo teologico rimangono di importanza centrale nelle nostre relazioni. Ci siamo incontrati a Gerusalemme nel 2014 per commemorare il 50° anniversario dello storico incontro, nel 1964, del patriarca Atenagora con papa Paolo VI nella Città Santa. La fiducia reciproca tra me e il Papa, la volontà comune di superare gli ostacoli e di accelerare il cammino verso l’unità desiderata, gli incontri personali, le dichiarazioni comuni, sono tutti contributi preziosi al più ampio sviluppo delle relazioni tra le nostre Chiese. E qui, naturalmente, si applica il principio cristiano: l’uomo lotta e Dio benedice e perfeziona la lotta. Il futuro – compreso l’impegno per l’unità – è nelle mani di Dio.

Al suo ritorno da Gerusalemme nel 2014, dove ha incontrato papa Francesco al Santo Sepolcro, lei ha immaginato un incontro con diverse Chiese cristiane nel 2025 a Nicea, diciassette secoli dopo il primo Sinodo veramente ecumenico, dove fu emesso il Credo. Pensa ancora che questo evento sia possibile? Ci sono preparativi in corso? Può essere un’opportunità per avvicinarci come cristiani?
Certamente, l’anniversario dei 1.700 anni dal Primo Concilio ecumenico di Nicea nel 2025 può servire come occasione per le Chiese cristiane di riflettere sul loro cammino, sugli errori del passato, così come del presente, e di intraprendere un percorso ecumenico più determinato, capitalizzando le lezioni di più di un secolo di esperienza ecumenica moderna. Il primo Concilio ecumenico di Nicea è un simbolo, una stazione, una svolta nella storia del cristianesimo, non solo perché ha formulato il Credo, ma anche perché ha emesso 20 canoni. Nicea offre, quindi, un’occasione unica per una valorizzazione della nostra comune eredità canonica del primo millennio e per un esame dell’importanza del diritto canonico come strumento per la promozione del dialogo ecumenico. I canoni, infatti, sono componenti essenziali della ricerca di un accordo a livello di dottrina, che è stato finora il focus principale e dominante nel discorso ecumenico contemporaneo. L’“ecumenismo giuridico” è stato l’aspetto trascurato del nostro dialogo teologico. L’imminente anniversario è un appello a tutti i cristiani a considerare che ciò che ci unisce è più grande di ciò che ci mantiene in una mera abitudine di separazione. L’unità dei cristiani e l’approccio comune ai grandi problemi moderni non è solo una richiesta attuale, ma anche un comando del Fondatore della Chiesa. I grandi anniversari ci ricordano questa verità.

Dal riconoscimento dell’autocefalia (autogoverno ecclesiale) della Chiesa ortodossa di Ucraina, sono sorte tensioni tra il patriarcato di Mosca e il patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Da allora, anche altre tre Chiese autocefale hanno riconosciuto la Chiesa di Ucraina. Come risposta, il patriarcato di Mosca ha rotto ogni condivisione eucaristica con queste quattro Chiese. Si può parlare di scisma nella Chiesa ortodossa?
Non c’è scisma nell’ortodossia. L’ho detto e lo ripeto ora. C’è una visione diversa da parte della Chiesa di Russia sulla questione ucraina, che si è manifestata nella cessazione della comunione con la Chiesa madre di Costantinopoli e poi con le altre Chiese autocefale armonizzate con la decisione del patriarcato ecumenico di concedere l’autocefalia alla Chiesa di Ucraina. Secondo la nostra valutazione, questa è stata un’azione sbagliata della Chiesa sorella di Russia. Quindi, insisto, non c’è scisma nell’ortodossia. Purtroppo, però, la teoria dello “scisma” proviene da alcuni rappresentanti della Chiesa russa. Essi indulgono all’allarmismo nel tentativo di giustificare l’atteggiamento di questa Chiesa di interrompere la comunione eucaristica con qualsiasi Chiesa autocefala e con qualsiasi primate o gerarca che non sia d’accordo con essa. Chi, dunque, crea una tale atmosfera? A quale scopo? L’ortodossia, nonostante i problemi occasionali che sorgono tra le sue Chiese autocefale locali, nonostante i diversi approcci alle questioni amministrative, rimane unita, perché non ci sono differenze dogmatiche. Dopo tutto, la nostra unità si basa sull’insegnamento dogmatico consolidato della Chiesa, che è espressione della comune tradizione patristica e sinodale, dinamicamente vissuta nell’evento eucaristico.

L’unità ortodossa non è quindi minacciata dalla risposta del patriarcato ecumenico alla richiesta degli ortodossi ucraini…
Nella questione ucraina abbiamo fatto lo stesso che negli altri casi di concessione dell’autocefalia. Abbiamo seguito la tradizione dell’ortodossia, stabilita dalla secolare pratica ecclesiastica. Ricordo che Costantinopoli aveva già concesso, prima dell’Ucraina, l’autocefalia ad altre nove Chiese locali. Oggi, naturalmente, alcuni per fini egoistici, negano questo fatto evidente. Ma coloro che mettono in discussione i diritti e le responsabilità del patriarcato ecumenico stanno, in sostanza, mettendo in discussione la loro stessa esistenza e identità, la struttura stessa dell’ortodossia. Il patriarcato ecumenico, come primo Trono dell’ortodossia, avendo un’esperienza concentrata di secoli, fedele alla tradizione canonica della Chiesa ortodossa, ha sempre combattuto, nel quadro delle sue responsabilità, per la conservazione dell’unità pan-ortodossa. È caratteristico che tutte le nuove Chiese locali, fino al momento in cui hanno ricevuto la loro autocefalia, facevano parte della giurisdizione spirituale e canonica della Chiesa costantinopolitana. Eppure, di fronte alla conservazione dell’unità dell’unica Chiesa ortodossa e alla realizzazione delle condizioni storiche e delle necessità di ogni epoca, il patriarcato ecumenico si è occupato della concessione canonica dello status di autogoverno, affinché queste Chiese locali potessero regolare i loro affari interni in modo indipendente, ma indissolubilmente legato alla loro Chiesa madre di Costantinopoli. Così è successo anche nel caso dell’Ucraina. Se Mosca avesse mostrato la volontà di collaborare, rendendosi conto delle condizioni storiche, sociali ed ecclesiastiche emergenti, la questione sarebbe stata risolta molti anni fa. Per tre decenni Mosca è stata ostentatamente cieca di fronte alla tragica situazione ecclesiastica di quel Paese. Ha essenzialmente impedito che si trovasse una soluzione affinché Kiev, che la Chiesa di Russia aveva sottratto alla Chiesa di Costantinopoli – approfittando di circostanze e situazioni storiche – non sfuggisse al controllo di Mosca. La concessione di uno status autocefalo alla Chiesa di Ucraina da parte del patriarcato ecumenico era, quindi, non solo ecclesiologicamente e canonicamente corretto, ma anche l’unica soluzione realistica del problema. E, naturalmente, non è stato, come insinuato da alcuni, per servire convenienze politiche o addirittura interessi geopolitici. È stato un atto di responsabilità della madre Chiesa verso milioni di nostri fratelli ortodossi che si sono trovati, senza alcuna colpa, fuori dalla Chiesa.

Dallo scisma tra Oriente e Occidente dell’undicesimo secolo molte Chiese ortodosse si sono trasformate in Chiese nazionali con confini ecclesiali che si allineano a quelli civili. Questo, secondo lei, è una minaccia per l’unità interna della Chiesa ortodossa?
Il Grande Concilio del 1872 a Costantinopoli ha condannato l’etnofiletismo come una grave ferita nel corpo della Chiesa, come eresia. L’ingresso del nazionalismo nella Chiesa porta all’allontanamento dalla cattolicità della Chiesa e abolisce il principio della sinodalità. Si tratta di un vero e proprio “rovesciamento di valori”. Qui la Chiesa viene giudicata in base ai suoi servizi alla nazione e allo Stato. È inconcepibile che la nazione sia dichiarata fattore decisivo della vita ecclesiastica, che la Chiesa pronunci un discorso etnocentrico, si allei con movimenti politici nazionalisti, sacrifichi l’ordine canonico in nome della nazione, neghi il proprio riferimento escatologico e si identifichi con la cornice storica di ogni tempo.

La fede ortodossa può favorire nazionalismi?
La vera fede ortodossa è impossibile che sia una fonte di nazionalismo. Ovunque appaia il nazionalismo in un contesto ortodosso, esso ha altre radici e motivazioni. Inoltre, la Chiesa ortodossa rispettava le caratteristiche culturali particolari dei popoli evangelizzati e sottolineava la cattolicità della comunità ecclesiastica locale, indipendentemente dalla sua identità nazionale e linguistica. Lo studioso bizantino sir Steven Runciman, nella sua ultima intervista prima della sua morte disse che «l’ortodossia è una soluzione eccellente alla questione dell’unità dei popoli, poiché non favorisce affatto il nazionalismo». Il patriarcato ecumenico, pur essendo nel vortice dei nazionalismi, non si è arreso e mantiene il suo carattere sovranazionale.

Il movimento ecumenico moderno è iniziato più di un secolo fa. Fin dall’inizio, le Chiese ortodosse sono state molto coinvolte, tuttavia alcuni credenti ancora oggi si rifiutano di pregare con cristiani di altre confessioni. Perché c’è resistenza sulla via della piena comunione? Cosa c’è da perdere o da difendere?
Nel mondo ortodosso oggi ci sono vari gruppi che esprimono uno spirito anti-ecumenico estremo e caratterizzano l’ecumenismo come una “pan-eresia”. Il Santo e Grande Concilio della Chiesa ortodossa svoltosi a Creta nel 2016 ha condannato tutti coloro che «con il pretesto di mantenere o presumibilmente difendere la vera ortodossia» rompono l’unità della Chiesa (Relazioni della Chiesa ortodossa con il resto del mondo cristiano, § 22).

Quali modi possono consentire una più piena partecipazione ortodossa al cammino dell’unità dei cristiani?
Non c’è altro modo di andare verso l’unità se non attraverso un dialogo onesto. La mia opinione è che ciò che minaccia la testimonianza della Chiesa non sono l’apertura e il dialogo, ma la chiusura e l’introversione. Per la Chiesa ortodossa, lo scopo generale dei dialoghi ecumenici è stato chiaramente definito dal Santo e Grande Concilio: «È chiaro che nei dialoghi teologici il fine comune di tutti è la restaurazione finale dell’unità nella vera fede e nell’amore». La Chiesa ortodossa, attraverso la sua partecipazione ai dialoghi ecumenici, non ha mai accettato un compromesso su questioni di fede. L’unità, che è fondata sulla Verità, è e rimane desiderata.

Con l’introduzione del matrimonio omosessuale in diverse Chiese e l’ordinazione delle donne al ministero ecclesiale, tuttavia, la distanza tra le Chiese protestanti e le altre Chiese sembra sia aumentata. Come è possibile avvicinarci di nuovo gli uni agli altri?
Siamo preoccupati per queste questioni, che sono il risultato degli sviluppi sociali moderni e di una percezione ipertrofica dei diritti individuali. La pratica di alcune denominazioni cristiane e Chiese in questa materia, crea divisioni anche all’interno di queste comunità, come nel caso degli anglicani, della vecchia Chiesa cattolica e dei luterani. È un fatto che oggi i disaccordi su questioni antropologiche e morali creano nuove difficoltà nei rapporti tra le Chiese. Ciò che viene accettato da un punto di vista sociologico, antropologico, psicologico, non diventa automaticamente accettabile e normativo per la Chiesa. La Chiesa ha la sua antropologia, la sua fede nella santità della persona umana. La verità è il criterio nella vita della Chiesa. Come si dice teologicamente, nel cristianesimo «l’uomo non è un esperimento. È un essere definito in termini di origine e destinazione».

Papa Francesco nell’esortazione “Evangelii gaudium” ha indicato le Chiese ortodosse come modello di sinodalità. Pensa che, per servire l’unità visibile e universale della Chiesa, la “Prima Roma” avrebbe bisogno di più sinodalità e collegialità e la “Seconda Roma” (Costantinopoli) avrebbe bisogno di un primato più efficace?
La moderna discussione sulla struttura sinodale della Chiesa, la comprensione e l’applicazione nella pratica del principio della sinodalità, è un’importante conquista teologica. Un aspetto centrale della sinodalità è la sua connessione essenziale con l’ecclesiologia eucaristica. Non solo ci sono eccellenti studi ecclesiologici per comprendere il ruolo del “protos” (primus) nella Chiesa su questa base, ma anche la Commissione internazionale congiunta per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica romana e la Chiesa ortodossa ha ampiamente lavorato sulla questione del “primato” e della “sinodalità”. La domanda posta, se la Nuova Roma (non la “Seconda Roma”, poiché non c’è mai stata una “Prima Roma”, ma la “Roma Anziana”) avrebbe bisogno di un primato “più efficace”, non affronta correttamente la questione. Il ruolo del patriarca di Costantinopoli è definito da canoni, ed è stato finora esercitato, sempre nel quadro di questi canoni, in modo efficace. Le controversie sull’efficacia o la non applicazione derivano da un’errata interpretazione dei canoni, di solito a favore di chi lo fa. Coloro che mettono in dubbio il ruolo del patriarcato ecumenico nell’Ortodossia introducono una nuova ecclesiologia instabile. Come abbiamo affermato molte volte, il patriarca ecumenico non può avere “pretese papali”, perché non abbiamo bisogno di un “Papa” per il funzionamento della sinodalità. La sinodalità è indissolubilmente legata non al papato, ma al primato, perché non c’è Sinodo senza un primus. Questa è un’esigenza di fede ortodossa e non solo di convenienza canonica.

Nel suo Paese, la Turchia, la conversione di Hagia Sophia in moschea è stata vista come una minaccia per una società turca pluralista dove i cittadini di diverse religioni – e tra questi le diverse minoranze cristiane – possono vivere in pace e godere della libertà religiosa?
La trasformazione di Hagia Sophia in moschea ci ha rattristato. Il fatto che Hagia Sophia abbia funzionato dal 1453 al 1934 come moschea non nega il fatto che sia stata costruita come chiesa e che per nove secoli sia stata il tempio cristiano più importante del mondo. Crediamo che la decisione di riconvertire questo monumento in moschea abbia inviato al mondo il messaggio sbagliato sull’importanza e la possibilità della pace e della cooperazione tra le religioni e sul valore del dialogo interreligioso. Invece di essere considerata un simbolo della conquista della città da parte dei turchi ottomani, Hagia Sophia potrebbe essere proiettata, in modo più autentico, come un simbolo della coesistenza pacifica di diverse tradizioni, della solidarietà e del dialogo. Lo stesso vale per la riconversione del monastero di Chora (Kariye) in moschea.

Quali sono le azioni specifiche – oltre alla preghiera – che lei incoraggerebbe da parte delle Chiese europee di fronte alla persecuzione dei cristiani in molte aree del Medio Oriente?
Il Santo e Grande Concilio di Creta ha discusso questo problema e ha condannato inequivocabilmente la persecuzione e l’uccisione di membri di comunità religiose, la coercizione a cambiare fede, la distruzione di templi e simboli religiosi e altri monumenti culturali. Ha espresso la preoccupazione delle Chiese per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e ha invitato i governi della regione a proteggere la popolazione cristiana in questa culla della nostra fede. Il Concilio ha sottolineato che essi hanno «il diritto inalienabile di rimanere nei loro paesi come cittadini con pari diritti» (Enciclica, § 18). Crediamo che la questione dell’intolleranza religiosa e della violenza in nome di Dio e della religione debba essere al centro dell’attenzione nei dialoghi interreligiosi. Le religioni devono sviluppare il potenziale di pace e fraternità insito in esse. La pace, a cui si riferiscono, non è solo una pace interna, ma riguarda anche la pace e la giustizia nella società e nelle relazioni tra le religioni.

Secondo lei, da cosa dipende oggi la credibilità delle religioni?
Oggi la credibilità delle religioni è ampiamente giudicata dal loro contributo alla lotta per la pace. Non è accettabile che le religioni, forze di pace e riconciliazione, possano essere fanatiche e divisive. Per raggiungere la pace non bastano né il progresso della scienza, né lo sviluppo economico, né la comunicazione via internet. Noi cristiani, nel ministero della pace e nella lotta per la giustizia, abbiamo il dovere supremo di mostrare l’unità inseparabile dell’amore per Dio e dell’amore per il prossimo.

Chi è

Il patriarca ecumenico Bartolomeo I, al secolo Dimitrios Archontonis, è nato nell’isola di Imbro, in Turchia, il 29 febbraio 1940. Dopo i primi studi nella stessa Imbro e il liceo-ginnasio si è laureato presso la facoltà teologica di Chalki a Costantinopoli. Nel 1961 è stato ordinato diacono. Dal 1961 al 1963 ha svolto il servizio militare nell’esercito turco. Dal 1963 al 1968 ha conseguito specializzazioni post-universitarie presso l’Istituto Orientale della Pontificia Università Gregoriana, l’Istituto Ecumenico di Bossey (Svizzera) e l’Università di Monaco di Baviera. Ha conseguito il dottorato presso l’Istituto Orientale di Roma discutendo la tesi dal titolo “La codificazione dei Canoni e dei Decreti canonici nella Chiesa ortodossa”. Di ritorno a Costantinopoli nel 1968 è stato nominato vice-rettore della Facoltà teologica di Chalki. Il 19 ottobre 1969 è stato ordinato presbitero. Eletto metropolita di Filadelfia nel Natale del 1973, è rimasto direttore dell’Ufficio patriarcale particolare fino alla sua elezione a metropolita di Calcedonia nel gennaio 1990. Il 22 ottobre 1991 è stato eletto all’unanimità dal Santo Sinodo, arcivescovo di Costantinopoli-Nuova Roma e patriarca ecumenico.
Tra le innumerevoli opere e attività svolte ha presieduto sette sinassi dei primati delle Chiese ortodosse tenutasi a Costantinopoli e Gerusalemme e Sofia. Ha organizzato e ha partecipato a diversi incontri internazionali e interreligiosi per promuovere la pace e la protezione del Creato in tutto il mondo (e a motivo di questo suo speciale impegno la Pontificia Università Antonianum lo scorso 21 ottobre gli ha conferito il dottorato honoris causa). Nel 2014 in occasione della festa di sant’Andrea ha ricevuto al Fanar a Costantinopoli papa Francesco. Con lui e l’arcivescovo ortodosso di Atene Geronimo II Il 16 aprile 2016 aveva visitato il campo di Mòrias sull’isola di Lesbo, per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dei profughi.

Stefania Falasca sabato 13 febbraio 2021 per Avvenire

Sticky post

CONSIGLIO REGIONALE CHIESE CRISTIANE CAMPANE

Il 21 gennaio u.s. nella Parrocchia del SS. Salvatore in Ercolano si è tenuto l’annuale incontro di celebrazione ecumenica della Parola di Dio, programmato dal CRCCC e presieduto da S. Ecc. Rev.ma Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola. Il tema di quest’anno, suggerito dalla Comunità di Grandchamp, in Svizzera, di tradizione Riformata, è tratto da Vangelo di Giovanni, al capitolo 15, versetti 5-9, che recita: “ Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto ”. Esso esprime la vocazione alla preghiera, alla riconciliazione e all’unità della Chiesa e del genere umano, sperimentata da detta Comunità. Dopo il canto d’ingresso, il parroco, don Enzo Lionetti, Membro del CRCCC e vicecoordinatore del GIAEN, ha ricordato che la Parrocchia nel passato per molti anni è stata indicata dal Presbiterio di Ercolano per l’annuale celebrazione ecumenica della Parola di Dio. Inoltre ha informato i presenti che il CRCCC ogni anno programma un incontro a livello regionale per la Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani (SPUC), che va dal 18 al 25 gennaio, memoria della Conversione di S. Paolo. Quest’anno la scelta è caduta sulla Parrocchia del SS. Salvatore di Ercolano. Nel porgere il benvenuto a nome suo e della Parrocchia a S. Ecc.za Mons. Marino, ai Pastori, ai Rappresentanti delle Confessioni ed ai fedeli, don Enzo li ha ringraziati per essere stati solleciti all’invito del Signore, che nell’ultima cena lasciò ai discepoli il testamento dell’unità con le seguenti parole “Che tutti siano una cosa sola” (Gv. 17, 21). Alla celebrazione hanno partecipato i Pastori ed i Rappresentanti delle Confessioni Cristiane firmatari, il 14 dicembre del 2009, dell’Atto di Costituzione del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania (CRCCC): -Mons. Francesco Marino, delegato dalla Conferenza Episcopale Campana per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso; -p. Eduardo Scognamiglio, presidente del CRCCC; -Elisabetta Kalampouka Fimiani, vicepresidente del CRCCC, del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli; -Paolo Poggioli, vicepresidente del CRCCC, già pastore luterano di Torre Annunziata; -Ulrich Hossbach, pastore luterano di Torre Annunziata; -Franco Mayer, pastore valdese di Salerno; -don Gaetano Castello, delegato arcivescovile per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso dell’Arcidiocesi di Napoli e Coordinatore GIAEN; -Lucia Antinucci, presidente della AECNA, Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli; -Jaime Castellanos, pastore della Chiesa Battista di Via Foria di Napoli; -don Peppino Esposito, segretario della Commissione Ecumenica Cattolica Regionale; -Mimmo Iacomino, segretario del GIAEN; -Emilia Mallardo, Membro GIAEN ed assistente per le Chiese nate dalla Riforma; -Aniello Aiello, Membro del CRCCC; -Michele Giustiniano, giornalista, collaboratore della PFTIM; -Rappresentante della Diocesi di Aversa; -Rappresentante della Diocesi di Sorrento/Castellammare; -Vincenzo Busiello, responsabile di Taizé Campania; -p. Giorgio Cozzolino del Presbiterio di Ercolano. 1​ Prima di dare inizio alla celebrazione della parola, p. Eduardo Scognamiglio presenta il tema proposto per quest’anno e mette in evidenza l’appello di Gesù, “ Rimanete in me ”, che ci esorta a vivere in comunione di Spirito con Lui e con le Chiese e le Comunità. Don Peppino Esposito, nel rilevare che tra i Cristiani ci sono ancora tante differenze, invita a mettere in comune tutto ciò che unisce, soprattutto la preghiera, e ad abbattere i muri delle divisioni. È questa la strada da percorrere per “ rimanere ” in Cristo. Mons. Marino introduce la preghiera iniziale, le cui invocazioni sono intercalate dai Pastori. Fa seguito la Litania di lode e la lettura del Salmo 103 (102) eseguita da Michele Giustiniano. La proclamazione del Vangelo di Giovanni, al capitolo 15, versetti 1-17, fatta dal diacono Michele D’Isanto, conclude la prima parte della celebrazione. Relativamente al passo evangelico vengono proposte delle riflessioni e/o testimonianze. Mons. Marino, mette in rilievo,, tra l’altro, il desiderio di corrispondere insieme all’amore di Gesù, di accogliere il suo invito, così come sono riportate dal Vangelo di Giovanni: “ Rimanete nel mio amore: produrrete molto frutto ”. Purtroppo nel corso dei secoli la Comunità cristiana si è allontanata dall’invito che Gesù ha rivolto a tutti i suoi discepoli. Come è potuto accadere che lungo i secoli i Cristiani abbiano sperimentato questa forza distruttiva della divisione e che si siano tanto allontanati dalla preghiera, dalla Parola, dallo Spirito di Gesù!? L’invito di Gesù resta sempre lo stesso, in ogni tempo, in ogni circostanza della nostra vita, nei pensieri, nelle azioni, nella preghiera: “Rimanete nel mio amore”. Elisabetta Kalampouka, della Chiesa Ortodossa del Patriarcato Ecumenico, nell’indirizzare il saluto da parte dell’Arciconfraternita Greco-Ortodossa dei SS. Pietro e Paolo dei Nazionali Greci di Napoli, annuncia che il Santo Sinodo, dopo il decesso del Metropolita Gennadios Zervos, ha nominato Polykarpos Panagiotis Stavropoulos Arcivescovo Metropolita d’Italia e di Malta. La riflessione sul tema proposto prende spunto dalla specializzazione in viticoltura ed enologia della referente e verte sul rapporto tra Gesù e la vite. Essa rappresenta una delle sette piante d’Israele ed acquista diversi significati nella Sacra Scrittura. I tralci sono uniti al tronco, irrorati dalla linfa che si propaga in ogni parte della pianta. I tralci secchi sono gettati via quando non ricevono più la linfa della vita. Prima però bisogna procedere alla potatura, che è protezione e montatura dei tralci fruttiferi, affinché divengano copiosi. Questa immagine ci fa comprendere il rifiuto e l’allontanamento da Gesù, causati dal nostro inaridimento. Perciò si deve ricorrere ad una particolare operazione per una buona e maggiore fruttificazione: sradicare il peccato di divisione tra i Cristiani e di allontanamento da Gesù, il cui amore è per tutti. Lo stesso Giovanni dice: “ Questo vi comando, che vi amiate gli uni gli altri ” (Gv. 15, 17). A questo comando, non dobbiamo e non possiamo sottrarci. Anzi, dobbiamo trasmetterlo tra noi, portando con noi soprattutto quei fratelli che la società, in un modo o nell’altro, lascia ai margini. Franco Mayer, partendo dal tema della SPUC, rileva il rapporto tra la vite ed i tralci e mette in evidenza l’amore di Gesù per tutti i suoi discepoli, i quali sono tenuti a trasmetterlo ai propri fratelli, indipendentemente dallo stato sociale, dal credo politico e dall’appartenenza alla confessione religiosa. A tale proposito racconta un episodio di vita di cui ha fatto proficua esperienza nel corso delle sue visite nelle carceri. Tra i tanti, un detenuto si manifestò alquanto restio ad ogni tipo di colloquio e dialogo che lo invitavano a rivedere l’andamento della sua vita. Costui, pur appartenendo ad una diversa confessione religiosa, dopo diversi tentativi, accetta il dialogo e riesce a comprendere che ciò che gli viene comunicato è un messaggio al quale non può rinunciare: è il messaggio che gli parla dell’amore di Dio e della sua misericordia e che lo aiuta a ravvedersi ed a cambiare mentalità. Questo episodio ci insegna a trasmettere a tutti lo stesso amore che Gesù trasmette a noi. ….Intervento del pastore luterano di torre Annunziata. Alle riflessioni/testimonianze seguono due momenti di preghiera di intercessione: il primo momento si conclude una pausa di silenzio; il secondo con lo scambio del segno di pace espresso con l’inchino. La preghiera del Padre nostro , accompagnata dalla invocazione di benedizione, conclude la celebrazione. ​

Sticky post
Sticky post

Messaggio di cordoglio per la morte del metropolita Gennadios

In comunione con i fratelli e le sorelle del Giaen, insieme a Don Gaetano Castello, a nome della Diocesi di Napoli e del cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe, esprimiamo il nostro dolore per la grave perdita del Metropolita Gennadios. Anche se ci sentiremo più poveri senza la sua amabile paternità, siamo sicuri che nella morte il Signore ci dona la certezza che mentre si distrugge la dimora del nostro cammino terreno viene edificata un’abitazione eterna in Cielo. Un caro saluto ad Elisabetta e a tutti i fratelli e sorelle della comunità greca di Napoli. In comunione di preghiera. Vincenzo Lionetti 

Sticky post
Sticky post

Tornano i tanto attesi lunedì di Capodimonte 2021

LUNEDÌ DI CAPODIMONTE è un ciclo di incontri di formazione ecumenica completamente gratuito, proposto dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale San Tommaso d’Aquino (Napoli, viale Colli Aminei 2) e dal Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania.
La partecipazione agli incontri è valida ai fini dell’aggiornamento professionale per il personale docente della Scuola italiana. A tal fine, il personale docente di ruolo può iscriversi sulla piattaforma S.O.F.I.A. del Miur, registrandosi al corso con codice ID.49596 (vedi foto sopra).
I docenti non di ruolo e chiunque altro voglia partecipare può iscriversi direttamente in loco.
A chi ne farà richiesta potrà essere rilasciato un attestato di partecipazione dal CRCCC.

Sticky post
Sticky post

Custodire la casa comune attraverso nuovi stili di vita

Celebrata a Torre del Greco la giornata per il creato

di Michele Giustiniano

I ragazzi della gioventù francescana e del gruppo scout si armano di vanga e piccone per scavare una profonda buca. Poi insieme sollevano dal vaso il giovane ulivo e lo calano nella nuda terra. Ad uno ad uno i rappresentanti delle chiese cristiane della Campania si avvicinano all’albero per ricoprire le radici ciascuno con il proprio mucchietto di terra, quasi a voler seppellire ancora una volta ogni divisione e rancore e far germogliare una nuova unità, rinverdita dallo zelo per la cura della casa comune. È questo il segno scelto dal consiglio regionale delle chiese cristiane della Campania (CRCCC) per suggellare l’impegno delle comunità credenti in favore dell’ambiente e concludere così la giornata regionale di preghiera per la custodia del creato. Un momento di fraternità ecumenica, celebrato lo scorso sabato 26 settembre presso la Parrocchia di Sant’Antonio di Padova a Torre del Greco, seguendo il tema della quindicesima giornata nazionale per la custodia del creato: «Vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà» (Tt 2,12). Per nuovi stili di vita . Alla cerimonia, presieduta dal Vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, delegato per l’ecumenismo della conferenza episcopale campana, hanno preso parte tra gli altri Padre Edoardo Scognamiglio, presidente del CRCCC, Elisabetta Kalampouka, rappresentante ortodossa del patriarcato ecumenico di Costantinopoli, il pastore emerito Paolo Poggioli, rappresentante della chiesa luterana, monsignor Gaetano Castello, delegato per l’ecumenismo dell’arcidiocesi di Napoli, il pastore Franco Meyer, rappresentante delle chiese valdesi e metodiste, il pastore Jaime Castellanos, in rappresentanza della chiesa battista, don Enzo Lionetti, coordinatore della commissione per l’ecumenismo e il dialogo dell’arcidiocesi di Napoli, la professoressa Lucia Antinucci, presidente dell’amicizia ebraico-cristiana di Napoli. «Dopo la pausa del covid e la ripresa lenta delle nostre attività, ringraziamo il Signore perché oggi ci dà la gioia di ritrovarci assieme per questa giornata del creato» ha dichiarato in apertura il presidente Edoardo Scognamiglio, dando così il via alla giornata di preghiera, proseguita con inni di lode e letture di passi biblici. «Tutto è finalizzato in Gesù Cristo» ha sottolineato Monsigor Marino, commentando le letture. «In Lui è stato creato il mondo. Quindi, celebrare l’ambiente attraverso una preghiera per la custodia del creato significa celebrare Gesù Cristo. Egli, come ci ricorda l’Apocalisse, è l’alpha e l’omega». Alle parole del presule hanno fatto seguito quelle del pastore luterano Poggioli, che ha così commentato il tema della giornata: « Sobrietà è intesa come umiltà e obbedienza al Bene, a ciò che è buono per la vita personale e in comune. La Giustizia è intesa come dare e amministrare ciò che serve per la dignità di vita e per la sua correttezza, nei limiti entro i quali la parola “torto” non può trovare il suo spazio e la sua logica. E infine la Pietà ovvero il “vivere piamente”». E sul tema della giornata si è soffermata anche la riflessione della rappresentante del patriarcato ecumenico, Elisabetta Kalampouka, che ha evidenziato come «a noi ortodossi la sobrietà è ricordata spesso nel corso dell’anno dalla Liturgia, con i numerosi periodi di quaresima, che non vanno identificati genericamente come “digiuno”, ma sono un invito, attraverso la rinuncia del corpo, ad una partecipazione spirituale». ​

Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post

Uniti nella Preghiera, nella Penitenza e nella Carità per la rinascita delle nostre Comunità

Messaggio del Comitato di Presidenza Regionale

14 maggio 2020

Sticky post
Sticky post
Sticky post

Messaggio del decano della chiesa evangelica luterana

Uniti al di là della pandemia

Bludau: bello l’invito al Padre Nostro ecumenico. Affidarsi a Dio  è una chiamata ad essere comunità

La preghiera come linfa e nutrimento del dialogo. La bellezza e l’importanza di rivolgersi a Dio oltre i confini geografici e di denominazione. Come figli e figlie, come sorelle e fratelli, come appartenenti all’unica famiglia umana. Soprattutto l’importanza di pregare, e di farlo “insieme”. Un avverbio che è il valore aggiunto della recita del Padre Nostro guidata ieri dal Papa. «In tedesco – spiega il pastore Heiner Bludau decano della Chiesa evangelica luterana in Italia – c’è un proverbio che dice: “Not lehrt beten”, cioè “il bisogno, l’emergenza insegna a pregare”. Vuol dire che la gente cerca aiuto in Dio e si rivolge a Lui più nelle difficoltà che in tempo di benessere. Io lo sentivo dai miei genitori che hanno vissuto durante la guerra, e non mi è mai piaciuto perché penso che la relazione con Dio non debba essere collegata a necessità particolari. Però forse davvero questi tempi difficili, in cui tanti riferimenti che sembravano ovvi si rivelano inefficaci, possono spingere a rivolgersi a Dio, a cercare una relazione fiduciosa con Lui. In questo contesto trovo molto bello l’invito a pregare insieme tutti i cristiani. Affidarsi a Dio non è soltanto un fatto individuale, ma chiama la comunità, in senso più ampio rispetto alla propria Chiesa. In questa richiesta di aiuto a Dio siamo per così dire “collegati”, superando i limiti delle rispettive confessioni. Si potrebbe dire che “l’emergenza insegna a pregare insieme”. E questa potrebbe essere una conseguenza positiva della crisi attuale, utile non solo oggi ma anche in futuro».

Sticky post

Fare comunità al tempo del coronavirus. Messaggio da parte della Tavola Valdese

Care sorelle, cari fratelli in Cristo,

la scorsa settimana, mentre ognuno e ognuna di noi continuava la sua vita fatta di abitudini, impegni nella famiglia, nella società e nella chiesa, con il lavoro, lo studio, la gestione della casa, la cura dei figli e dei nipoti, il volontariato, gli incontri delle associazioni e le programmazioni, l’infezione da Coronavirus che da alcuni mesi aveva colpito la Cina è diventata anche per noi una realtà da affrontare, con serenità e discernimento. Ci siamo trovati di fronte ad un mondo diventato piccolo, di distanze ravvicinate. Da quando abbiamo cominciato a parlare di contagio in Italia ed è stato paventato il rischio di una epidemia, ci siamo spaventati e siamo stati bersagliati da messaggi talvolta contraddittori, talvolta fuorvianti che hanno contribuito ad aumentare il nostro senso di paura.

Le autorità civili competenti hanno diramato delle ordinanze di precauzione per dare modo di comprendere l’origine, la dimensione del contagio, arginarlo, organizzare le misure di assistenza sanitaria nella linea di una responsabilizzazione civica collettiva. Queste misure di precauzione hanno toccato anche la vita delle nostre chiese nella loro concreta organizzazione ed hanno anche toccato la nostra vita individuale e famigliare. Senza queste ordinanze ognuno ed ognuna di noi sarebbe in balia del suo atteggiamento spavaldo o terrorizzato in una situazione di potenziale disgregazione sociale.

Osservare le misure di precauzione è certamente una forma di cura di se stessi, dei propri famigliari e degli altri e altre, soprattutto di coloro che, affetti da patologie pregresse, si trovano più esposti ad esiti severi di un eventuale contagio da Coronavirus. Osservare le misure di precauzione è un modo per prendersi cura della società in cui viviamo: è qualcosa che facciamo per il bene nostro e degli altri, è assumersi la propria responsabilità civile.

Siamo riconoscenti a tutti gli operatori sanitari: medici di base, medici ospedalieri, operatori delle case di riposo, ricercatori, che in questi giorni sono impegnati su questo fronte in prima persona, come anche a tutte quelle persone che nei vari campi dei servizi e della produzione portano avanti le loro attività pur nel rispetto delle ordinanze di precauzione. Anche le nostre chiese hanno aderito a queste ordinanze rinunciando al diritto costituzionale di riunirsi liberamente, al desiderio di incontrarsi tra fratelli e sorelle, rivedendo radicalmente le proprie programmazioni.

In questi giorni, tuttavia, abbiamo potuto osservare che le ordinanze di precauzione non hanno potuto evitare l’insorgere di atteggiamenti e comportamenti dettati dalla paura con la corsa all’accaparramento di derrate alimentari e presidi sanitari. Quando la paura ci governa emergono aspetti della nostra umanità che ci allontanano dal prossimo e dunque dai principi della nostra fede: la concorrenza e l’egoismo vincono sulla solidarietà; la diffidenza, il sospetto, l’ostilità e in alcuni casi la violenza gratuita si affacciano pericolosamente nella nostra società, l’irrazionalità vince sulla ragione ed il buon senso.

Desideriamo prendere sul serio quel senso di paura verso l’ignoto e il desiderio di poter fare qualcosa davanti al senso di impotenza che ci coglie davanti ad eventi che non governiamo e che ci paiono minacciosi. Al tempo stesso non possiamo dimenticare che in molti brani la Scrittura, soprattutto di fronte ad eventi minacciosi, ci chiede di fermarci, esaminare noi stessi, metterci in preghiera per non perdere il senso profondo delle cose che ci accadono e della nostra vita, della vocazione a cui siamo chiamati.

Le ordinanze pubbliche prese per il bene comune in molte Regioni, intese a stimolare il senso di responsabilità, toccano anche il nostro essere chiesa, in particolare il riunirci nell’ascolto della Parola di Dio, nella lode, nella cura per gli altri e le altre. Noi non abbiamo precetti da osservare e ogni persona evangelica sa di poter leggere la Bibbia e pregare nella propria casa, con chi vuole associarsi in un piccolo gruppo di famigliari e vicini secondo le parole di Gesù: “Ovunque due o tre sono riuniti nel mio nome”. Ma la nostra vocazione va oltre l’individuo: Dio ci ha chiamati ad essere un corpo, ha raccolto le nostre individualità perché la nostra fede con le sue domande e le sue speranze ha bisogno del conforto degli altri e delle altre nell’ascolto comune della Parola annunciata. Anche per noi protestanti la chiesa non è un evento secondario. Ci sembra importante ricordare questo in giorni in cui la chiesa può sembrare solo un luogo di contagio da evitare e portare con noi questo pensiero anche nel tempo che seguirà la fine dell’emergenza.

Se l’annuncio e l’ascolto della Parola è fondamentale per la vita della chiesa, come il sostegno reciproco nell’ascolto, siamo certi che anche in questi giorni sapremo trovare i modi perché ciò non venga meno. I pastori e le pastore, i diaconi e le diacone possono essere raggiunti per telefono, per mail, sui social, possono essere accolti in casa o raggiunti negli uffici della chiesa o a casa. L’annuncio della Parola può farsi strada attraverso la lettura di meditazioni pubblicate in libri o sul nostro sito istituzionale chiesavaldese.org, su Riforma, attraverso le letture proposte da “Un giorno e una Parola”, attraverso l’ascolto del culto evangelico su RAI Radio 1 o Radio Beckwith Evangelica, da soli o con il coinvolgimento di pochi altri, o con iniziative ancora da sperimentare. La cosa importante è pensarci insieme e ricordare concreta- mente che anche oggi Dio ha qualcosa da dirci e ci parla, che la nostra paura può essere governata, che non siamo in balia di noi stessi.

La Tavola Valdese

Sticky post

MESSAGGIO DI SUA SANTITA’ IL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO AL PLEROMA DELLA CHIESA PER LA PANDEMIA DEL CORONAVIRUS Fanar, 18 Marzo 2020

Fratelli e Figli nel Signore, Dal Fanar, dal cuore della Città Regina, dalla città di Santa Sofia, dalla Grande Chiesa, mi rivolgo alle vostre amatissime persone, a ognuno e a ognuna di voi, a riguardo delle circostanze senza precedenti, la prova che attraversiamo come genere umano, a causa della minaccia mondiale che provoca la pandemia del nuovo Coronavirus, conosciuto come Covid19. La parola della Chiesa, della Madre Chiesa, non può mancare. La nostra parola dunque, è quella che abbiamo imparato dall’esperienza dei secoli: gratificante, istruttiva, corroborante e consolante. Ringraziamo sinceramente tutti coloro che lottano con abnegazione, anzi trascurando sé stessi e le loro famiglie: – Il corpo medico e infermieristico che si trovano al capezzale dei nostri fratelli e sorelli ammalati, – I ricercatori e scienziati esperti che cercano la idonea terapia farmaceutica, e il vaccino per salvarci dal virus, – Ma anche tutti coloro che si occupano attivamente di affrontare questa pandemia. Il vostro contributo, carissimi, è inestimabile. È un contributo per tutta la società. È sacrificio e merita ogni onore e riconoscenza. Vi ringraziamo e tutti insieme vi applaudiamo, non solo dalle nostre terrazze, ma in ogni momento dal nostro cuore. Il nostro pensiero e la nostra preghiera vi accompagnano. In questa lotta, le amministrazioni predisposte, gli stati, le competenti autorità sanitarie hanno la responsabilità primaria di progettare, affrontare e superare questa crisi. Potrebbero essere caratterizzati come Strateghi in battaglia per affrontare il nemico invisibile, ma già conosciuto. Un nemico che si volge contro l’umanità. Questa responsabilità, che si caricano sulle proprie spalle, richiede necessariamente la collaborazione di tutti noi. È l’ora di una responsabilità collegiale, personale e sociale. Per questo, figli miei, ovunque nel mondo, vi esorto paternamente a fronteggiare con precisione e pazienza, tutte le misure difficili, ma necessarie che prendono le Autorità Sanitarie e gli Stati. Ogni cosa serve alla nostra salvaguardia, per il bene comune, per limitare la diffusione del virus. Pertanto, la nostra liberazione da questa sofferenza dipende assolutamente dalla nostra collaborazione. Forse, alcuni di voi hanno avuto la sensazione che con queste misure drastiche si sottovaluti e si offenda la fede. Tuttavia, ciò che è in pericolo non è la fede, ma i fedeli, non è Cristo, ma noi Cristiani, non è il Dio-Uomo, ma siamo noi uomini. La nostra fede è profondamente consolidata nelle radici della nostra cultura. La nostra fede è viva e nessuna situazione straordinaria la può limitare. Ciò che si deve limitare sono i raduni, le grandi concentrazioni di persone, a motivo delle circostanze straordinarie. Restiamo a casa. Proteggiamoci e proteggiamo chi ci è accanto. Là [a casa], ciascuno di noi preghi per tutta l’umanità, confidando sulla forza della nostra unità spirituale. Vivremo questo periodo come un cammino del deserto, per giungere in sicurezza alla Terra Promessa, quando la scienza, per grazia di Dio, vincerà la battaglia col virus. Perché siamo sicuri che, anche con le nostre preghiere, la vincerà. Allora dunque, è bene essere tutti insieme, qui, spiritualmente uniti, continuando la lotta della metanoia e della santificazione. Vediamo il nostro prossimo subire le conseguenze del virus. Alcuni sono stati già costretti a soccombere e ci hanno lasciato. La nostra Chiesa si augura e prega perché gli ammalati si ristabiliscano, per il riposo delle anime delle vittime, ma anche per aiutare e dare forza alle famiglie di coloro che sono nel dolore. Passerà anche questa prova, se ne andranno anche queste nuvole e il Sole di Giustizia cancellerà l’effetto letale del virus. Tuttavia, la nostra vita sarà cambiata. E la prova è una occasione per cambiare al meglio. Nella direzione di rafforzare l’amore e la solidarietà. La benedizione del Signore, figli nel Signore, per intercessione della Tuttasanta Theotokos, l’Evangelistria, sia presente nel cammino di tutti noi, trasformi l’isolamento volontario in vera comunione, divenga la preghiera e la nostra meta, divenga il senso e il nostro ritorno a ciò che è vero, a ciò che è gradito a Dio. Forza, Dio è con noi! + Il Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo, diletto fratello in Cristo e fervente intercessore presso Dio

Sticky post

Carissimi/e, un comunicato dal Consiglio di Presidenza del Consiglio regionale delle Chiese per questo tempo di pandemia

A tutti voi un saluto in questo tempo di pandemia in attesa di incontrarci presto per riabbracciarci come fratelli e sorelle. Uniti in preghiera.

Per il Consiglio di presidenza

Don Enzo Lionetti

Sticky post
Sticky post

Celebrazione nella cattedrale di Napoli il 19 gennaio 2020 con il cardinale Crescenzio Sepe e i pastori e le pastore e i sacerdoti delle diverse chiese

Anche quest’anno gli appuntamenti da segnare in agenda programmati per la Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani sono molteplici. Il servizio diocesano per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della arcidiocesi insieme ai pastori e alle pastore delle varie chiese hanno aperto la settimana il 19 gennaio nella splendida cornice della cattedrale di Napoli con una ricca celebrazione della Parola di Dio che aveva per tema: “Ci trattarono con gentilezza” tratto dagli Atti degli Apostoli 28,2. Il testo fa riferimento alla vicenda ambientata a Malta, raccontata negli ultimi capitoli degli Atti, del naufragio di Paolo, e di altri 276 passeggeri. Infuriava la tempesta e un senso di smarrimento attraversava i cuori dei poveri viaggiatori, l’unico a infondere coraggio agli altri naufraghi era Paolo imbarcato come prigioniero per essere condotto al cospetto di Cesare. Un angelo aveva già provveduto a rassicurare Paolo con queste stupende parole: «Non temere, Paolo! Tu dovrai comparire davanti all’imperatore e Dio, nella sua bontà, ti dona anche la vita dei tuoi compagni di viaggio» (Atti 27, 24). Paolo porterà la fede cristiana nell’isola maltese e si farà carico del destino di questi compagni di viaggio che la sorte accomuna nella lotta alle avversità della natura. Per questo motivo ogni anno il 10 febbraio a Malta si celebra la Festa del Naufragio dell’apostolo Paolo. Bisogna ricordare che per i maltesi navi e imbarcazioni costituiscono un importante aspetto della vita ordinaria. Il tema di quest’anno ha dato modo al pastore Giuseppe Verrillo della Chiesa Libera di Volla, di intervenire al termine della Prima Lettura, suscitando nella assemblea in preghiera un doloroso interrogativo: «È possibile conciliare la adesione al vangelo e la non accoglienza di coloro che approdano con mezzi di fortuna sulle nostre coste e sulle nostre spiagge?» Padre Georgios Antonopoulos, archimandrita della comunità greca ha letto il messaggio del metropolita di Italia e Malta, S. Em.za Gennadios Zervos, che ha riproposto il valore della filantropia declinato come filoxenia, il cardinale arcivescovo Crescenzio Sepe ha ricordato come nei momenti di tempesta sia necessario remare con tutte le forze nella medesima direzione. La vita del discepolo non è in balia di forze indifferenti al suo destino, è nelle mani di Dio a cui Paolo si sente unito da un legame intimo e filiale. È la fiducia di Paolo che farà sorgere nel cuore dei maltesi la fede nel Cristo risorto e farà sì che ricambieranno il dono dell’apostolo con una calorosa e gentile accoglienza. Il simbolo scelto per la preghiera è stata una barca con otto remi, ognuno dei quali indicava un valore evangelico, che per l’occasione è stata collocata sul transetto della cattedrale davanti agli occhi meravigliati dei pastori e dei fedeli presenti per la preghiera. La barca è il simbolo del viaggio , a volte tempestoso, che i cristiani intraprendono insieme verso l’unità. Il 17 gennaio u.s. è morta Maria Vingiani, aveva 99 anni ed era assessora alle Belle Arti al comune di Venezia quando era patriarca il cardinale Angelo Roncalli, proprio nei suoi colloqui confidenziali con il futuro papa Giovanni XXIII parlava di dialogo e di riconciliazione tra le chiese e da qui nacque l’idea di fondare il Sae (segretariato per le attività ecumeniche), organismo di rilievo nazionale ancora attivamente impegnato nel dialogo ecumenico nelle nostre città e nella animazione delle settimane di preghiera dell’unità. La celebrazione vissuta in cattedrale è stata curata dalla parrocchia S. Gennaro al Vomero, i canti sono stati eseguiti dal coro giovanile del 5 decanato guidato dal decano don Massimo Ghezzi e dai giovani del Centro pastorale giovanile Shekinà che da più di venti anni è punto di riferimento per i giovani del Vomero. Già da diversi anni il servizio diocesano ha scelto di coinvolgere le parrocchie per alimentare soprattutto tra i più giovani la sensibilità ai temi ecumenici. Il secondo appuntamento in programma sarà il 24 gennaio nella chiesa greco ortodossa dei santi Pietro e Paolo e il terzo il 25 gennaio nella parrocchia S. Felice in Pincis di Pomigliano d’Arco che accoglierà le delegazioni regionali guidate dal Consiglio delle chiese cristiane della Campania. Note sono le vicende delle periferie dove le ecomafie hanno reso la vita delle persone esposta a pericoli per la salute. Tutte le chiese si sono impegnate a fare un cammino comune per sensibilizzare i fedeli al problema della accoglienza dei migranti unito al problema delle mutate condizioni climatiche. Papa Francesco ha avuto il merito di evidenziare che nei paesi dove più sono evidenti i cambiamenti climatici più ampio è il flusso migratorio. Per questo motivo è stata scelta una parrocchia della diocesi di Nola dove l’amore e la cura delle campagne ha favorito nei secoli scorsi il proliferare di attività agricole importanti. Ancora lungo è il cammino ma le celebrazioni di quest’anno hanno contribuito a rafforzare in tuti la fiducia e confidare nel Signore che nelle tempeste della vita di certo non fa mancare il suo aiuto paterno.

Sticky post

Celebrazione ecumenica nella chiesa ortodossa di Napoli

Celebrazione ecumenica della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani nella Chiesa Ortodossa dei SS. Pietro e Paolo a Napoli. Nell’ambito della “Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani ” ancora una volta l’antichissima Chiesa greco – ortodossa dei SS. Pietro e Paolo, presente in città da oltre 500 anni, ha accolto il 24 gennaio, per pregare uno a fianco all’altro , diversi sacerdoti , pastori e rappresentanti delle varie Confessioni e Movimenti cristiani. Hanno partecipato vari delegati e i capi religiosi di alcune Confessioni cristiane, tra i quali Mons. Dini, padre Georgios Antonopoulos, Mons. Gaetano Castello, don Enzo Lionetti , i pastori Dino Magri della chiesa valdese e Helmut Scwalbe della chiesa luterana, padre Edoardo Scognamiglio Presidente del CRCCC, gli assistenti del Direttivo GIAEN, Mons. Mariano Imperato, Emilia Mallardo e Elisabetta Kalampouka, il Segretario del GIAEN Mimmo Iacomino, Lucia Antinucci Presidente dell’Amicizia Ebraico – Cristiana , i fratelli di Taizè Alessandro ed Enzo che hanno curato alcuni canti ed i Focolarini. La suggestiva celebrazione, sentitamente ecumenica, era organizzata questa volta dal GIAEN, il Gruppo che opera a Napoli da oltre 40 anni , proprio con lo slancio ecumenico che affiancò iniziative cattoliche, ortodosse ed evangeliche in un clima di rispetto, fraternità, preghiera. La celebrazione ha seguito lo schema che era stato predisposto dai Cristiani di Malta con riferimento al tema “ Ci trattarono con gentilezza “ al racconto evangelico del naufragio in quel mare della nave che portava Paolo prigioniero a Roma. La cerimonia è iniziata con la processione accompagnata dal canto della dossologia da parte di Christos Pacos. Dopo il benvenuto di Elisabetta e l’intervento di Mons. Castello, Preside della PFTIM, Delegato per l’Ecumenismo e attivissimo da sempre nel GIAEN , la cerimonia si e’ svolta sul Tema dell’accoglienza con le meditazioni delle tre aree confessionali. Il Pastore Magri, della Chiesa Valdese ; Don Enzo Lionetti, della Chiesa Cattolica, attuale Coordinatore dei GIAEN e L’Archimandrita p. Georgios Antonopoulos, Rettore della Chiesa Greco – ortodossa di Napoli, Vicario Episcopale per la Campania dell’Arcidiocesi Ortodossa d’Italia e Malta hanno trattato, in varia misura e da diverse angolazioni , il coinvolgente tema dell’accoglienza, dal punto di vista spirituale e teologico ma anche pratico ed efficiente. La barca, che simbolicamente era esposta, indicava il percorso da compiere, con l’aiuto del Santo Spirito ma anche con l’armonia dei naviganti 8 remi portati in processione, ognuno con una parola, simboleggiano lo sforzo da compiere ma soprattutto i sentimenti, la partecipazione, l’impegno per remare insieme nella stessa direzione. Il Credo, il Padre Nostro, i Canti tra il luccichii di candele nella suggestiva penombra hanno sempre più dimostrato il clima di armonia interconfessionale che si e’ consolidato col tempo. L’abbraccio fraterno , accompagnato dal canto dello Shalom, sentito e spontaneo, ne e’ stata la più efficace dimostrazione. Forse lungo è ancora il cammino, ma la Luce che in vita e guida ispirano fiducia e fede.

Sticky post

Ospitalità e accoglienza come segno di unità tra i cristiani

La celebrazione ecumenica della Parola di Dio a Caserta

«Sogno parrocchie e comunità accese dal fuoco d’amore dello Spirito Santo, impegnate per l’annuncio quotidiano del Vangelo, sensibili al tema dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso, illuminate, formate e sospinte dalla Parola e dal Pane eucaristico verso il mondo, per testimoniare la gioia di essere discepoli del Signore Gesù Cristo che ha vinto la morte e il male. Il nostro impegno per l’ecumenismo è uno stile di vita, un modo di essere e di agire, di pregare e di annunciare, di testimoniare e di incontrare Gesù Cristo nei fratelli e nelle sorelle che ci stanno accanto. Nella convivialità dei rapporti ecumenici quotidiani si prega assieme, si discute assieme, si spera assieme, quasi anticipando il sogno dell’unità che da sempre ci precede e ci sta davanti, come futuro possibile di Chiese, comunità e fraternità cristiane riconciliate, che testimoniano al mondo l’unico Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, messo a morte nella carne ma reso vivo nello spirito (cf. 1Pt 3,18)».

Sono queste le parole di benvenuto che il vescovo di Caserta, mons. Giovanni D’Alise, ha condiviso con tutti noi, la sera di giovedì 23 gennaio, in Cattedrale, in occasione della preghiera per l’Unità dei cristiani che ha visto impegnate le diverse Chiese e Comunità ecclesiali, e lo stesso Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania, sul tema dell’ospitalità e dell’accoglienza, della philoxenìa (l’amore per lo straniero, per il prossimo), che diventa, come recita il testo di At 28,2, philantropìa, benevolenza, amore non comune per il prossimo, per chi è in difficoltà, come nel caso di san Paolo che naufragò lungo le coste della bellissima isola di Malta insieme ad altri fratelli sventurati e ad altri stranieri. La cultura dell’incontro e la conversione al Vangelo ci impegnano, come cristiani, ogni giorno, nella speranza di predicare lo stesso Gesù Cristo e di riconciliarci tra di noi, vincendo ogni chiusura e paura dell’altro.

Hanno partecipato all’incontro ecumenico i delegati e i capi religiosi di alcune confessioni cristiane presenti in Campania, tra i quali: il pastore Giovanni Traettino e il pastore Franco Bosio della Chiesa evangelica della Riconciliazione di Caserta; il pastore Franco Mayer e il pastore Antonio Squitieri della Chiesa valdese e metodista di Salerno, Ottaviano ed Albanella; la signora Elisabetta Kalampouka Fimiani del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli e vice-presidente del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania; la signora Lucia Antinucci, presidente dell’Amicizia Ebraico-Cristiana di Napoli; il sig. Vincenzo Busiello, referente regionale per la Campania della Comunità di Taizè con sede a Portici (Na). Il momento di preghiera è stato organizzato dall’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo interreligioso della nostra Diocesi, in collaborazione con il Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania e il Centro Studi Francescani per il Dialogo interreligioso e le Culture di Maddaloni (Ce). I canti sono stati eseguiti dal Rinnovamento dello Spirito di Caserta.

Il segno predisposto per la liturgia ecumenica è stato presentato con una barca fatta di carta riciclata e di otto rami recuperati da materiale di scarto che sono stati portati in processione da otto giovani durante la preghiera dei fedeli per chiedere: riconciliazione, luce, speranza, fiducia, forza, ospitalità, conversione e generosità.

L’invito che è sopraggiunto da tutti i delegati per l’ecumenismo è di lavorare insieme per mostrare che ogni persona è preziosa agli occhi di Dio e che la divisione tra le Chiese è uno scandalo che ci allontana dal Vangelo e dalla credibilità della stessa fede.

La fede in Cristo ci impegna all’accoglienza nei confronti del prossimo che bussa alla nostra porta in cerca di aiuto, protezione e cure. L’ospitalità è una virtù altamente necessaria nella ricerca dell’unità dei cristiani. La primavera dell’ecumenismo si nutre anche della solidarietà fraterna, della carità verso i più bisognosi, del sostegno dei poveri, dell’accoglienza senza pregiudizi di chi è diverso da noi, dell’integrazione di comunità di fede differenti nelle nostre città, dell’ospitalità e dell’integrazione di migranti e naufraghi, così come lo stesso papa Francesco ci ricorda ogni giorno con le sue meditazioni e i suoi gesti profetici».

«Paolo e i suoi compagni sono come i tanti migranti di oggi» ha ricordato il pastore Franco Mayer. Guardare a quell’episodio è come guardare a quanto accade oggi in mare, quando la disperazione induce ad affrontare le onde e le tempeste ma invece di trovare comprensione, chi sopravvive trova ostilità. In tutto il mondo, ci sono uomini e donne migranti che affrontano viaggi rischiosi per sfuggire alla violenza, alla guerra, alla povertà; essi, come Paolo e i suoi compagni, sperimentano l’indifferenza, l’ostilità del deserto, dei fiumi, dei mari. C’è bisogno di praticare la prossimità, la philoxenia, l’amore per lo straniero, per superare ogni barriera e pregiudizio e vivere il Vangelo della carità, ha sottolineato la sig.ra Elisabetta Kalampouka Fimiani. Il pastore Franco Bosio si è soffermato sul termine “gentilezza” e sul bisogno di trattarci con affabilità, con ospitalità: abbiamo tutti bisogno di attenzioni e di accoglienza per vivere in pace. Il pastore Antonio Squitieri ha auspicato che l’unità tra i cristiani, a poco a poco, ci porti anche a condividere la stessa mensa. Il pastore Giovanni Traettino ha chiesto di pregare per l’unità tra i cristiani e di invocare lo Spirito Santo per la guarigione delle nostre ferite. L’impegno di tutti i cristiani delle diverse confessioni deve essere sempre al servizio dei più deboli e deve fare sua la logica dell’incontro, dell’accoglienza, del dialogo fraterno e dell’integrazione.

Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post
Sticky post

Prossimi incontri e iniziative della diocesi di Sorrento-Castellammare

Dal 18 al 25 gennaio sarà celebrata in tutta la Chiesa la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che quest’anno avrà come tema: “Ci trattarono con gentilezza” (At 28,2). A livello diocesano ci troveremo per una Liturgia ecumenica della Parola che si terrà venerdì 24 gennaio alle ore 19.30 presso la Chiesa di San Bartolomeo delle Monache Adoratrici di Castellammare di Stabia. Al momento di preghiera, insieme al nostro Arcivescovo, parteciperanno la Pastora Kirsten Thiele (Chiesa Luterana) ed il Pastore Jaime Castellanos (Chiesa Battista). Nella consapevolezza che la preghiera è la prima anima dell’ecumenismo, in due comunità contemplative della Diocesi si pregherà particolarmente per l’Unità dei Cristiani: alle 8.15 al Monastero delle Monache Benedettine di Sant’Agata sui due Golfi ed alle ore 17.00 al Monastero delle Monache Adoratrici a Castellammare di Stabia.

Sticky post
Sticky post

Notizie dalle chiese ortodosse

Tutte le Chiese ortodosse, tranne quelle che seguono ancora il vecchio calendario Giuliano, hanno già festeggiato il Santo Natale il 25 dicembre. Oggi 6 gennaio celebrano il Battesimo di Cristo nel fiume Giordano. In ricordo del grande evento si svolge il 5 e il 6 gennaio la funzione della benedizione dell’acqua. Con tale acqua benedetta nei tempi antichi si battezzava. Oggi i fedeli ne bevono e benedicono le case. Questa benedizione è estesa a tutta la natura, e per questo motivo c’è la tradizione nei paesi di benedire i campi, le stalle e altro. Nei posti in cui c’è il mare, i fiumi, i laghi i sacerdoti lanciano la croce nell’acqua ed avviene addirittura una gara per riportarla al celebrante, il quale benedice tutti i presenti.

Sticky post
Sticky post

Secondo incontro a Capodimonte per cercatori di unità

Cattolici, protestanti e ortodossi a confronto per il secondo incontro sul tema della accoglienza e del dialogo, nell’ambito del percorso di formazione ecumenica noto alla maggioranza come i: “I Lunedì di Capodimonte”, presso la sezione San Tommaso della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale a Capodimonte. L’incontro è programmato per lunedì 16 dicembre a partire dalle ore 16.30. A relazionare per il secondo incontro sono stati scelti: il professore cattolico Riccardo Burigana esperto di storia del movimento ecumenico e docente presso l’Istituto di Studi ecumenici di Venezia, la pastora della chiesa valdese e metodista del Vomero e diaspora Casertana Dorothea Muller e la dottoressa Elisabetta Kalampouka Fimiani della chiesa ortodossa – patriarcato ecumenico di Costantinopoli che da sempre è attivamente impegnata nel cammino ecumenico della nostra città di Napoli ed è felicemente sposata con un professore cattolico in pensione. Le riflessioni che ci saranno offerte si ispireranno al testo evangelico “Ero straniero e mio avete accolto” – Mt 25,35, quest’anno per la riflessione ecumenica si è scelto di scandire le tappe a partire dalle opere di misericordia per cui il prossimo incontro programmato per il 24 febbraio 2020 sarà sul dare un vestito a chi è nudo.

Sticky post

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 18 – 25 gennaio 2020

Celebrazione ecumenica regionale con il consiglio ecumenico delle chiese della campania. Parrocchia San Felice in Pincis – Pomigliano d’Arco 25 gennaio 2020 ore 18.30

Sticky post

A lavoro per l’Unità dei cristiani

Si sono insediate il 2 dicembre presso la sede della Comunità Luterana di Torre Annunziata (NA), le commissioni del Consiglio Regionale delle Chiese. Buon lavoro ai teologi e agli esperti.

Sticky post

Primo incontro ecumenico in Facoltà Teologica 11.11.2019

Grande successo per il primo appuntamento della terza edizione dei “Lunedì di Capodimonte”, aperta con il dibattito ecumenico a 3 voci (una cattolica, una ortodossa e una protestante) sul tema “Carità e giustizia a servizio degli ultimi”, che ha visto impegnati don Giuliano Savina (direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana), l’archimandrita Georgios Antonopoulos (Chiesa ortodossa – Patriarcato ecumenico di Costantinopoli) e il pastore Giuseppe Verrillo (Chiesa Libera di Volla), moderati dal professore Michele Giustiniano.
Sono intervenuti per i saluti di indirizzo anche Monsignor Gaetano Castello, preside della Pontificia Facoltà Teologica #PFTIM, e Padre Edoardo Scognamiglio, presidente del Consiglio regionale delle Chiese Cristiane della Campania #CRCCC.
PROSSIMO APPUNTAMENTO per il 16 DICEMBRE con un confronto a 3 voci sul tema dell’accoglienza.

Sticky post

Preghiera ecumenica di Taizé

Nel giorno di Cristo Re la diocesi di Sorrento c/o la parrocchia San Giovanni Battista, Piazza Rosario n ° 1, 80054 Gragnano (NA) ti invita a partecipare insieme alle Chiese Cristiane alla preghiera ecumenica di Taizé

Domenica 24 novembre 2019 h. 19:30.

Come raggiungere il luogo :

https://goo.gl/maps/9RRFze2D1bNyGUqr9
Sticky post

Ritornano a Capodimonte “i lunedì per l’unità dei cristiani”

Nata due anni fa per essere un laboratorio di dialogo e di unità, attraverso dibattiti, approfondimenti, lezioni frontali e seminari di ricerca, nella prospettiva della testimonianza comune, la rassegna I lunedì di Capodimonte torna quest’anno con un nuovo e ricco programma formativo, incentrato sulle opere di carità portate avanti dalle diverse comunità cristiane, singolarmente e insieme.

Lunedì 11 novembre 2019, a partire dalle ore 16.30, presso la Sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, a Napoli in viale Colli Aminei 2, prenderà il via il ciclo d’incontri di formazione ecumenica I lunedì di Capodimonte per l’unità dei cristiani. Le opere di misericordia nella vita delle Chiese, promosso dal Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania (CRCCC) con il supporto della stessa Facoltà Teologica, la collaborazione del Centro Studi Francescani per il dialogo interreligioso e le culture e il patrocinio della Conferenza Episcopale Campana.

«L’ecumenismo della carità è al centro del percorso formativo proposto quest’anno – ha dichiarato il neoeletto presidente del CRCCCpadre Edoardo Scognamiglio – perché ogni giorno diveniamo consapevoli che là dove ogni essere umano soffre, là dove è calpestata la dignità delle persone, dove è fatto strame della giustizia, della libertà e dell’uguaglianza, proprio in quel luogo la fraternità dei cristiani si mostra come controcultura capace di smuovere ostacoli grandi come montagne e di agire per amore fraterno concretamente, mettendosi al servizio degli ultimi. In questo modo, l’agire nella carità diventa anche atto d’evangelizzazione per mezzo della testimonianza d’amore e d’unità».

Il primo incontro in calendario, previsto appunto per lunedì prossimo, prendendo spunto da un passo del Vangelo di Matteo («Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare» – Mt 25,35), vedrà un dibattito a 3 voci (una cattolica, una ortodossa e una protestante) sul tema Carità e giustizia a servizio degli ultimi, nel quale saranno impegnati don Giuliano Savina (direttore dell’ufficio nazionale ecumenismo e dialogo interreligioso della Conferenza Episcopale Italiana), l’archimandrita Georgios Antonopoulos (Chiesa ortodossa – Patriarcato ecumenico di Costantinopoli) e il pastore Giuseppe Verrillo (Chiesa Libera di Volla), moderati dal professor Michele Giustiniano, giornalista e teologo specializzato in ecumenismo e dialogo interreligioso.

Sticky post

Assemblea elettiva del comitato di presidenza CRCCC

Al lavoro, per l’Unità dei Cristiani Con la relazione del comitato di presidenza, letta dal pastore Antonio Squitieri, presidente uscente, ha preso il via lo scorso lunedì pomeriggio, presso la sede della Conferenza Episcopale Campana, a Pompei, l’assemblea del Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania (CRCCC), riunitasi per l’elezione del nuovo direttivo. Nel presentare un «bilancio complessivo positivo», il pastore Squitieri ha evidenziato soprattutto le iniziative – «poche, ma tutte ben riuscite» – portate avanti nell’ultimo anno al CRCCC. Tra queste, particolare attenzione è stata dedicata al ciclo di incontri di formazione sull’ecumenismo denominato Lunedì di Capodimonte, organizzato presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale con la collaborazione della stessa istituzione accademica e giunto quest’anno alla sua terza edizione, dopo i grandi successi delle due precedenti. Al termine delle operazioni per l’elezione del nuovo Comitato di Presidenza, Padre Edoardo Scognamiglio (cattolico) è risultato eletto come nuovo Presidente del CRCCC e sarà affiancato da Elisabetta Kalampouka Fimiani (ortodossa) nel ruolo di vicepresidente, mentre il pastore luterano Paolo Poggioli (evangelico) è stato designato nel ruolo di Segretario. Il nuovo comitato e i delegati presenti hanno voluto tributare unanimemente un plauso al presidente uscente Antonio Squitieri, ringraziandolo profondamente per l’operato svolto. Il neo presidente Padre Edoardo Scognamiglio, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e direttore del Centro Studi Francescani per il Dialogo Interreligioso e le Culture, è un teologo di fama da lungo tempo impegnato a livello accademico e pastorale nell’ecumenismo e nel dialogo interreligioso, ambiti nei quali è anche autore di numerose e prestigiose pubblicazioni. A lui, al comitato di presidenza, ai nuovi portavoce delle aree confessionali (Michele Giustiniano, Elisabetta Kalampouka e Franco Mayer ) e a tutti i delegati sono giunti in questi giorni messaggi di auguri da parte dei fedeli di tante comunità cristiane della Campania.

il nuovo comitato di presidenza da sinistra:
Edoardo Scognamiglio presidente,
Elisabetta Kalampouka vicepresidente,
Paolo Poggioli segretario
Sticky post
Sticky post
Sticky post

Eldorato, arte e carità a Napoli

POSTED ON 9 APRILE 2019 

Fonte: Cittadelmonte.it

Quando l’arte abbraccia le diverse confessioni di fede e diviene espressione ecumenica:il viaggio di Eldorato arriva a Napoli. Il progetto dell’artista Giovanni de Gara arriva nel capoluogo partenopeo,  coinvolgendo sette chiese della città e il Maschio Angioino con l’obiettivo di promuovere una riflessione profonda sul tema dell’accoglienza verso ogni individuo, senza distinzione di razza, genere e credo.

Cos’è Eldorato – È un progetto che racconta l’illusione di questo millennio: l’esistenza di una terra dell’oro, dove ci sono benessere e futuro. Una terra lontana di cui si sa poco e di cui si immaginano meraviglie; una terra al di là della linea dell’orizzonte che ce la nasconde. Il progetto si articola in installazioni site-specific che utilizzano come materia prima un oggetto salva-vita: le coperte isotermiche normalmente usate per il primo soccorso dei migranti. Ha l’obiettivo di promuovere una riflessione profonda sul tema dell’accoglienza verso ogni individuo, senza distinzione di razza, genere e credo e di dare un messaggio di calore e salvezza a partire dalla contemplazione di un oro che splende non per carati ma per la bellezza e la semplicità del suo messaggio. L’artista fiorentino usa questi teli dorati per rivestire le porte di chiese e luoghi simbolici di tutta Italia che diventano così segno concreto di apertura verso l’altro e metafora delle “terre dell’oro” promesse e sempre più spesso negate a chi cerca rifugio.

Il titolo – È un’evidente distorsione del luogo immaginario per eccellenza (l’Eldorado). Sul piano etimologico, esso deriva dal termine ebraico el che significa Dio, il Dio Dorato, riferimento ultimo di chi, abbandonando la propria terra e una parte di sé, arriva a una Terra Altra, madre in spirito. Una terra che, in una visione interiore, concede generosa la possibilità  di ripartire e realizzare se stessi.  Accostiamoci a questi portali dorati e guardiamo dentro di noi mentre ci riflettiamo in essi.

Giovanni de Gara – Nato a Firenze nel 1977, ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, preferendo lavorare fuori dal contesto prettamente galleristico. Laureato in architettura, nel 2005 inizia a dedicarsi all’arte contemporanea. Nel 2008 fonda a Firenze il FAF, Florence Art Factory, uno spazio industriale riconvertito in luogo di produzione culturale dedicato alla performance e alla musica elettronica. Nel 2105, a Firenze, con la performance Spring is late, espone abusivamente i suoi quadri nel piazzale degli Uffizi, in Piazza della Signoria e nel cortile di Palazzo Strozzi. Nel 2016, un po’ stufo dell’isolamento nel suo studio e delle dinamiche del mercato ufficiale dell’arte, lancia il progetto Mensile d’artista e trova 100 collezionisti per lo adottano per un anno, ricevendo in cambio un’opera al mese. Nell’estate del 2016 idea il progetto FRAGILE, un aggiornamento – a colpi di revolver, fucile a pompa e mitragliatori – delle mappe e delle guide turistiche delle città colpite dagli attentati terroristici del 2015-16. Il 28 giugno 2018, dalla Basilica di San Miniato al Monte (Firenze), prende avvio il progetto Eldorato.

Le sette chiese napoletane – A Napoli, la chiesa valdese alla via dei Cimbri, n.8 ed alla via Andrea Vaccaro n.20; chiesa metodista a Portici al Corso Garibaldi n.235; la chiesa luterana in Napoli alla via Carlo Poerio n.5, le chiese cattoliche: la cattedrale e la basilica  di santa Maria della Sanità in Napoli; la chiesa greco ortodossa in Napoli alla via san Tommaso d’Aquino n.51.

Le dichiarazioni rese alla conferenza stampa del 1 aprile 2019 presso la chiesa valdese – Giovanni de Gara, ideatore del progetto: «Le porte d’oro sono diventate un segno dei tempi ed è giusto che l’oro splenda sulle porte dell’accoglienza. L’oro non è quello dei carati, l’oro della chiesa è il messaggio del Vangelo: l’amore per il prossimo. Obbiettivo finale è che questo progetto arrivi alle porte di San Pietro a Roma»; Don Antonio Loffredo, parroco basilica santa Maria della Sanità: Leonardo Magrì, pastore valdese: «Il concetto di fratellanza e accoglienza, che hanno la loro radice in Dio, a Napoli vedono tutte le chiese unite. In Italia, la chiesa è una delle poche realtà che agisce in silenzio e fa senza litigare»; «Abbiamo aderito senza tentennamenti perché le porte rappresentano, quando sono aperte, le braccia che accolgono fratelli e sorelle che scappano dalla fame e dalla disperazione. Vogliamo che la società sia tutta così, perché è così che dovrebbe essere»; «Abbiamo subito accolto l’iniziativa, è bello che tutte le religioni aderiscano al progetto. A Napoli oltre le chiese anche i porti sono aperti. Da noi non si alzano muri, si è accoglienti a prescindere. Il materiale usato per le installazioni richiama una riflessione su qual’è l’oro della vita: l’oro è umanità, dignità, restare umani» Luigi De Magistris, sindaco di Napoli.

Fonte: Cittadelmonte.it

Sticky post

Il dono della fraternità universale

Imam
Yahya Pallavicini:

Il dono della fraternità universale

Fonte: Cittadelmonte.it

in ordine partendo da sinistra: padre Edoardo Scognamiglio,
Imam Yahya Pallavicini, dottor Michele Giustiniano,
dottor Massimo Abdallah Cozzolino, don Antonio Ascione,

Celebrato il miracolo della fraternità universale, vissuto nell’incontro e nel dialogo: sulla collina di Capodimonte, alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, sezione san Tommaso d’Aquino in Napoli, nella mattina del 3 aprile 2019, ha avuto luogo l’evento Francesco e il Sultano, convengo interreligioso organizzato dall’Istituto di Cristologia con la collaborazione del Centro Studi Francescani per il dialogo interreligioso e le culture. Incontro progettato nell’ambito del laboratorio Fede-Ragione-Religioni, per riflettere sul significato storico-teologico dell’ospitalità di Al Malik e sulle radici spirituali nonché mistiche della propensione francescana all’accoglienza. Aula gremita, partecipanti immersi in un evento passato, vissuto ancora nel presente e proiettato nel futuro.

Il fatto storico – Nel 1219, ovvero nel pieno della quinta crociata, Francesco d’Assisi si imbarcò ad Ancona per raggiungere l’Egitto e la Palestina, ottenendo dal legato pontificio Pelagio Galvani il permesso di entrare disarmato nell’accampamento saraceno. Scopo di tale impresa, tanto assurda apparentemente, era quello di incontrare il Sultano, predicargli il Vangelo e far cessare le ostilità. Francesco fu ricevuto con grande cortesia ed ebbe con Al-Malik Al-Kamiluna lunga conversazione. Anche se non produsse gli effetti sperati dal Serafico Padre, quell’incontro divenne presto emblema del dialogo interreligioso, dando vita ad una vera e propria tradizione di dialogo cristiano-islamico che ai nostri giorni è ancora e quanto mai attuale, come dimostrano i più recenti viaggi di Papa Francesco, che di questa tradizione è grande interprete.

L’incontro – La mattinata di studi ha visto gli interventi del professore don Antonio Ascione, docente di filosofia presso la PFTIM, del professore padre Edoardo Scognamiglio, docente di teologia presso la PFTIM, dell’Imam Yahya Pallavicinipresidente della COREIS (Comunità Religiosa Islamica Italiana) e del dottor Massimo Abdallah Cozzolino, segretario generale della CII (Confederazione Islamica Italiana), moderati dal professore Michele Giustiniano, giovane teologo e giornalista culturale.

Padre Edoardo Scognamiglio: «Il dialogo tra cristiani e musulmani è fatto nel nome dell’amore fraterno, ma anche in una visione teologica, perché Dio è padre e madre di tutti. Francesco considera il viaggio una ispirazione divina, si reca dal Sultano animato dalla buona volontà di incontrarlo… un incontro con l’altro che rappresenta anche la cura dell’altro: “nel mentre incontro l’altro, sono guarito”. Francesco, in questo suo viaggio, è testimone di amore e verità, in cui l’amore rappresenta il principio veritativo della nostra fede. Francesco, uomo pacifico che pacifica, uomo riconciliato che riconcilia».

Padre Edoardo Scognamiglio

don Antonio Ascione: «Attraverso gli insegnamenti di papa Francesco portiamo la nostra attenzione alla categoria dell’incontro; la Chiesa non è solo parola, ma anche mani; se vogliamo vivere in questo mondo, dobbiamo convivere, lo stesso pontefice ci richiama a una idea di fraternità. Nella “Laudato sii” la fraternità si accompagna a tutto il mondo. Occorre sentire che abbiamo bisogno gli uni degli altri… “ho bisogno di te”. Se la Chiesa è nel mondo, è perché deve essere strumento di verità».

don Antonio Ascione

Massimo Abdallah Cozzolino: «Nel corso del tempo, i combattimenti sono stati interpretazioni della conquista della Terra Santa. Le crociate possono essere viste come propagazione della fede, o come guerre per la difesa della fede. Al viaggio di Francesco bisogna dare un senso di fattualità: la collocazione degli eventi, la bellezza dell’incontro delle identità… non un pathos delle distanze ma delle vicinanze, date dalla presenza. Un incontro segnato dalla forza, dal coraggio e dall’audacia di manifestare la propria identità, con al centro l’elemento dell’accoglienza».

Massimo Abdallah Cozzolino

Imam Yahya Pallavicini: «L’intenzione di Francesco è quella di convergere verso Gerusalemme e testimoniare la cristianità. Ma Francesco aveva così tanto coraggio? Le cronache su cosa si sia detto col Sultano mancano, ma immaginiamo che di fronte al suo testimoniare la cristianità, il Sultano sia rimasto sorpreso. Ci troviamo di fronte a una prova di forza di fede, determinante a segnare una reciprocità: in entrambi assistiamo ad una spoliazione delle proprie radici. Francesco testimonia la cristianità, il Sultano conduce una vita impregnata nella preghiera e nella contemplazione. Al suo ritorno dal viaggio, i frati stentano a riconoscere Francesco: prima di partire, egli riesce ad addomesticare il lupo, al rientro, riesce a parlare con gli uccelli. È un incontro di convergenza, segnato dal superamento di una dimensione di servizio, alla ricerca di una dimensione spirituale. Un incontro capace di riportare le parti ad una dimensione di pace interiore, ad un processo di conoscenza e riconoscimento: più ci sentiamo fratelli, più siamo vicini a Dio. Un viaggio storico, segno di espressione di una libertà religiosa, che deve essere garantita, perché diritto e principio di sensibilità per i cristiani ed i musulmani».

Yahya Pallavicini

Le ore in Facoltà trascorrono rapidamente, si va via soddisfatti ed arricchiti, con la consapevolezza di aver partecipato alla celebrazione di quello che nessuno a quel tempo poteva prevedere: che un uomo ripieno di Spirito con nulla di proprio attraversò il campo di battaglia disarmato per chiedere un incontro con il Sultano, fu ricevuto con grazia, godette dell’ospitalità del capo musulmano e ritornò dalla visita per riflettere di nuovo sulla missione dei Frati Minori.

Fonte: Cittadelmonte.it

Sticky post
Sticky post

Sacro e divino nelle diverse esperienze religiose, una lettura comparata

Ingresso del Centro Studi di Maddaloni

Fervono i preparativi al Centro Studi Francescani per il dialogo interreligioso e le culture di Maddaloni (CE). Tra pochi giorni, infatti, prenderanno il via le attività del nuovo anno accademico, che si annuncia ancora una volta ricco di iniziative, tutte all’insegna del dialogo e della fratellanza.

A dare ufficialmente il via ai lavori 2019/2020 sarà un incontro interreligioso dal titolo Sacro e divino nelle diverse esperienze religiose: una lettura comparata, evento in linea con lo Spirito di Assisi che da sempre connota le attività del Centro Studi, che avrà luogo il prossimo 25 settembre, a partire dalle ore 19.30, presso la sede del Centro Studi Francescani, in via San Francesco 117 a Maddaloni (CE). Si tratta del primo di una serie di incontri che si terranno a cadenza mensile che si svolgeranno a turno in tutte le province della regione Campania. «Si tratta di un’esperienza – ha commentato il direttore del Centro Studi, padre Edoardo Scognamiglio – che noi vogliamo ogni anno mettere in pratica per riattualizzare il messaggio di San Giovanni Paolo II, di papa Benedetto XVI, ma ancor prima di Paolo VI e oggi di papa Francesco sul bisogno del dialogo tra le religioni, perché le religioni sono via e strumento per la pace». In quest’ottica, ogni mese in ciascun incontro interreligioso sarà discussa una tematica che verrà analizzata dai molteplici punti di vista delle diverse religioni partecipanti. Si inizia con un appuntamento sull’esperienza del sacro e del divino, perché – come ha sottolineato padre Edoardo – «non in tutte le religioni c’è una esperienza personale di Dio, ma il divino è inteso come sacro, assoluto, tutto, unità, uno».

A breve sarà pubblicato il calendario 2019/2020 di tutte le attività del Centro Studi, che quest’anno prevedono anche due Forum: il primo, che inizierà ad ottobre, si intitolerà “Siamo quello che mangiamo” e sarà dedicato all’ecologia, al cibo e alla Terra, perché l’Onu ha dichiarato il 2020 anno della salute delle piante; il secondo, che prenderà il via a marzo, sarà dedicato ai sentimenti, al tema della compassione, dell’empatia, dell’amicizia e della fraternità, in linea con lo Spirito di Assisi e con il carisma di Francesco d’Assisi. Nei tempi di Avvento e Quaresima, inoltre, saranno proposti incontri per una Lectio Divina ecumenica, tenuta di volta in volta da un pastore di una delle differenti denominazioni cristiane (cattolica, protestante o ortodossa). Va sottolineata, infine, la collaborazione offerta dal Centro Studi alla rassegna di formazione ecumenica I Lunedì di Capodimonte, organizzata dalla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e dal Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania, nonché al grande progetto sulla fraternità universale portato avanti dal’Università di Zara, in Croazia.

Sticky post
Sticky post

Giornata regionale per la Custodia del creato

OASI DEGLI ASTRONI

Nell’arca, della vita: biodiversità, dono e benedizione di Dio.

PROGRAMMA

9-9.30′     Raduno

10- 11.15      Preghiera- Riflessioni

11.30– 12.45    Visita guidata del luogo

13°°          Pranzo.


Sticky post

Alessandra Trotta nuova moderatora della Tavola Valdese

Alessandra Trotta è la nuova moderatora della Tavola valdese, organo che rappresenta ufficialmente le chiese metodiste e valdesi nei rapporti con lo Stato e con le organizzazioni ecumeniche. Per la prima volta la carica viene ricoperta da un membro della componente metodista.

Cinquantuno anni, laureata in Giurisprudenza a Palermo, ha esercitato la professione di avvocato civilista sino al 2001; Trotta è stata consacrata al ministero diaconale nel 2003.

Ha diretto il Centro Diaconale La Noce dal 2002 al 2010. Presidente dell’Opera per le chiese evangeliche metodiste in Italia (Opcemi) dal 2009 al 2016, ha successivamente svolto il ministero diaconale al servizio delle chiese metodiste e valdesi del XIII Circuito (Campania). Membro della Tavola valdese dal 2018, fra gli altri incarichi ecclesiastici ricoperti ci sono quello di sovrintendente del XVI Circuito (Sicilia), presidente del Sinodo, membro della Commissione per le discipline, membro dell’esecutivo del Consiglio metodista europeo (CME), responsabile dell’Ufficio affari legali della Tavola valdese e coordinatrice del gruppo di lavoro per la tutela dei minori. 

IL CONSIGLIO REGIONALE DELLE CHIESE CRISTIANE DELLA CAMPANIA FORMULA GLI AUGURI ALLA NUOVA MODERATORA ALESSANDRA TROTTA RICONOSCENDONE LE DOTI UMANE E CRISTIANE E LE AUGURA UN PROFICUO LAVORO.

Sticky post

I grandi Lunedì di Capodimonte ritornano

In esclusiva il nuovo ricco calendario 2020 degli appuntamenti tanto attesi dei Lunedì di Capodimonte per l’Unita dei Cristiani. Nella prestigiosa sede della Sez. San Tommaso si terranno degli incontri a tre voci con pastori ed esperti delle tre aree sulle opere di Misericordia nella Tradizione Cattolica, Protestante e Ortodossa. A partire dall’11 novembre 2019 aula 1 sez. San Tommaso – Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Capodimonte.

Sticky post

Biodiversità : Dono e Benedizione di Dio

Giornata per la protezione dell’ambiente Oasi degli Astroni Pozzuoli (NA) 2019

Il Consiglio Regionale delle Chiese Cristiane della Campania (CRCCC) proseguendo nei suoi programmi, ha realizzato anche quest’anno la Giornata per la protezione dell’ambiente (Giornata del Creato), che si è svolta nella splendida cornice dell’Oasi degli Astroni, col tema: ” Biodiversità: Dono e Benedizione di Dio”. E’ stata una giornata di spiritualità con preghiere e canti di Lode e momenti di riflessione. Al centro, sul tavolo un capiente modello dell’Arca di Noè, allestita dall’equipe ecumenica di Taizé in Campania, con accanto animali di pelouche, frutti, miele, semi vari, ecc, col profondo significato simbolico della salvezza dopo il diluvio. Si è iniziato col saluto di Monsignor Marino, delegato dei vescovi campani per l’Ecumenismo e con la guida della moderatrice della Tavola Valdese, Alessandra Trotta. Durante le preghiere di intercessione e le promesse di impegno per la protezione dell’ambiente, le tre aree confessionali hanno presentato le loro riflessioni. Il pastore Franco Mayer dell’area evangelica, ha ricordato che viviamo nell’ “antropocene”, la prima epoca di quando è nata la terra in cui l’agire umano è la prima forza che determina lo sviluppo biologico e geologico e che dopo 200 mila anni siamo divenuti i dominatori del creato, i protagonisti, perdendo il senso del vincolo che ci lega alla Terra e alla consapevolezza di appartenere noi stessi al Creato. Le radici della crisi sono insite nel nostro rapporto con gli altri e con la natura, e bisogna superare l’alito mentale acquisito sin da piccoli di una separazione tra Creato e essere umani, e soprattutto accettare la responsabilità di rifiutare un modello in cui è la tecnica la grande regolatrice. ” Si tratta di un cambiamento in primis di noi stessi, una messa in discussione di ciò che siamo e pensiamo prima ancora di ciò che facciamo. Ha concluso con ottimismo che come cristiani l’alternativa è possibile e la speranza non è vana, invitando a una fiducia simile a quella di Paolo, nella lettera ai Romani attribuisce ad Abramo, una speranza contro la speranza. In una situazione in cui non vediamo futuro, dobbiamo credere in questo futuro, che ci verrà messo in conto come giustizia. La sorella Elisabetta Kalampouka Fimiani per l’area ortodossa ha sfiorato i vari aspetti della Biodiversità, sottolineando l’importanza di un approccio spirituale. Se l’uomo guarda al Creato con Fede si approccia alla natura con i sensi, che glielo fanno percepire in tutta la sua bellezza, con lo spirito che lo spinge ad ammirazione e stupore per l’armonia e la sapienza della creazione, e la lode, per il dono offertogli, e gratuitamente per l’amore che Dio porta verso la sua creatura. Ha riportato alcuni passi del messaggio del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli , impegnato da sempre a livello internazionale coinvolgendo tutti gli uomini di buona volontà e invitandoli all’educazione dei giovani. Ha ricordato che quest’anno si compiono 30 anni da quanto volle indicare il primo settembre, inizio dell’anno ecclesiastico per la chiesa ortodossa come “Giornata per la protezione dell’ambiente”. Ha sottolineato che la soluzione dei grandi problemi dell’umanità è inattuabile senza un orientamento spirituale. Padre Edoardo Scognamiglio dell’area cattolica, ha parlato di ecologia integrale e se è vero che la terra appartiene al Signore (Salmo 24) allora noi apparteniamo alla terra. Adamo, polvere rossa, tratto dalla terra, è una sola cosa con tutta la creazione. Siamo inseriti nel respiro del nostro pianeta. Guardando gli uomini dallo spazio siamo una cosa sola con il resto delle creature viventi e gli stessi minerali. Per questo dobbiamo educarci ad un ecologia integrale, come dice papa Francesco. Dobbiamo convertirci e fare pace con la terra e con tutte le sue creature. Il mondo è come un grande sacramento dell’amore di Dio: fiori, piante, alberi, fiumi e oceani deserti e colline sono in pericolo e noi stessi rischiamo l’estinzione. L’Onu ha dichiarato il 2020 anno della salute delle piante. La biodiversità è garanzia per il nostro futuro. Sacerdoti e pastori affiancati da un vasto numero di intervenuti, dimostrano sempre più il desiderio di unità. Dopo la preghiera la giornata è proseguita con la visita guidata all’Oasi degli Astroni ritrovando la gioia del contatto con la natura, tra il verde dei boschi e animaletti in libertà, e si è conclusa con l’agape fraterna. Arrivederci per l’anno prossimo. Dott.ssa. E. Kalampouka Fimiani.

Sticky post

APPUNTAMENTI ECUMENICI GENNAIO 2019

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2019 – iniziative e celebrazioni dalla regione Campania

Sticky post
Sticky post
Sticky post

Ritornano i Lunedì di Capodimonte

Lunedì 10 dicembre ore 16.30 presso la facoltà teologica di Napoli (sez. San Tommaso (Capodimonte), ci sarà il secondo incontro ecumenico dedicato all’Eucaristia nelle diverse chiese cristiane.

« Older posts

Copyright © 2021 Consiglio Regionale delle Chiese

Theme by Anders NorenUp ↑